Chi arriverebbe mai a dire che la pornografia è educativa? Peggio ancora, chi difenderebbe i contenuti pornografici come il modo migliore per insegnare agli adolescenti a relazionarsi con gli altri? Eppure, l’assenza dell’educazione sessuoaffettiva nelle scuole porta esattamente a questo.
Negli ultimi anni il consumo di pornografia è aumentato, insieme al numero di utenti sempre più giovani. C’è chi inizia a 10 anni a guardare video pornografici sullo smartphone o sul computer, e l’età media per i ragazzi è di circa 13 anni. La pornografia non dovrebbe mai sostituire l’educazione scolastica o il dialogo familiare, ma per oltre la metà degli adolescenti lo fa. Il rischio è quello di continuare a normalizzare il porno come se fosse realtà. Invece, niente è reale, anche se tutto lo sembra, perché ha a che fare con i corpi.
Cos’è il porno?
“Pornografia”, come diverse altre parole che hanno origine dal greco, è il risultato di una somma di significati. Da una parte prostituta (in greco antico πόρνη – pòrne) e dall’altra disegno, scritto, documento (in greco antico γραφή – graphé). Quindi tutto ciò che rappresenta prostituzione e prostitute è pornografia. Oggi però il termine ha acquisito un bagaglio ben più pesante, fatto di una storia millenaria che ci racconta di un determinato tipo di sguardo su corpi per la maggior parte incastrati in gabbie e ruoli.
La pornografia, come scrive Valentine Aka Fluida Wolf in “Post Porno – corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali”, è:
Una potente tecnologia di produzione di genere e sessualità. Per dirla rapidamente: la pornografia dominante sta all’eterosessualità come la pubblicità sta alla cultura del consumo di massa, ovvero un linguaggio che crea e normalizza modelli di mascolinità e femminilità generando scenari utopici scritti per soddisfare l’occhio eterosessuale maschile. Questo è sicuramente il compito della pornografia dominante: fabbricare soggetti sessuali docili, facendoci credere che il piacere sessuale sia quello.
È chiaro che in qualsiasi epoca la pornografia è sempre stata associata a un prodotto di uomini per gli uomini. Proprio per questo l’accesso ai prodotti pornografici senza educazione e senza un monitoraggio facilita il messaggio dell’oppressione politica e sessuale delle donne in una società profondamente patriarcale.
La prima esposizione al porno
Negli ultimi vent’anni il consumo di pornografia è aumentato. In uno studio condotto nel 2023 (il cui titolo è tanto lungo da doverlo inserire in appendice*) è stato registrato un aumento del consumo di pornografia del 91,10% negli ultimi 23 anni. L’aumento è legato al più facile accesso dei giovani al loro primo contenuto sessuale online.
Uno studio, commissionato dalla BBC per la serie “Porn Laid Bare“, mostra come l’età media della prima esposizione al porno sia differente tra maschi e femmine. Per i ragazzi, l’età media è di 13 anni, mentre per le ragazze è di 16. Nel caso dei ragazzi, quindi, il primo accesso a un sito porno può avvenire anche intorno ai 10 anni.
Sempre secondo il sondaggio della BBC, il 55% degli uomini ha dichiarato che la pornografia è stata la loro principale fonte di educazione sessuale, mentre le donne lo dichiarano solo per il 34%.
Scoprire gusti, orientamento e identità online
Anche se all’apparenza può sembrare un discorso da bacchettoni, rendersi conto di quanto sia diminuita l’età media dell’accesso al primo filmato pornografico ci racconta molto della società di oggi. Allo stesso tempo è vero anche che gli adolescenti moderni abitano gli ambienti online in tanti modi, non soltanto per accedere ai siti pornografici. Lo spazio digitale rappresenta un’esperienza significativa per il processo di crescita.
Già nel 2009, in diversi studi come quello descritto dai professori Patti Valkenburg e Jochen Peter, si fa riferimento a Internet come “un luogo dove si possono soddisfare i bisogni di sviluppo”. Gli adolescenti stringono relazioni significative anche con persone che hanno conosciuto solo online o possono fortificare le conoscenze della loro vita offline in spazi digitali. Inoltre riescono a esplorare la propria identità e sessualità senza ostacoli, che invece sono spesso presenti nella realtà.
E scoprire la propria identità è un passaggio fondamentale per tutti gli adolescenti per avere un buon rapporto con il proprio corpo. In questo caso Internet, che da una parte favorisce l’accesso a contenuti che, senza moderazione, possono generare violenza di genere e rompere i rapporti con l’altro; dall’altra è un mezzo per conoscere, chiedere e condividere i dubbi sul percorso, sul proprio corpo e sulla propria identità.
Secondo Lancini e Cirillo, in un testo pubblicato nel 2022, è proprio l’anonimato offerto agli adolescenti all’interno dei mondi virtuali che consente loro una maggiore flessibilità nell’esplorazione della propria identità. L’idea è che se gli adolescenti possono essere chiunque online, è molto probabile che scelgano di essere chi davvero vogliono e non quello che vuole per loro la famiglia o la comunità di appartenenza.
Pornografia senza filtri
La pornografia negli ultimi decenni è diventata sempre più accessibile. Mentre prima bisognava comprare una rivista o noleggiare una videocassetta, con tutto l’imbarazzo che ne derivava, oggi è possibile accedervi attraverso lo smartphone o un computer. Proprio per questo è più facile eliminare i già pochi filtri che ci sono tra adolescenti e i contenuti pornografici.
L’incontro tra adolescenti e contenuti porno avviene sempre prima, e questo perché mancano gli strumenti per monitorare la navigazione dei giovani online. Il grave problema di questo dato è non avere le competenze e la consapevolezza per affrontare determinati contenuti in autonomia e trarne il maggior beneficio, invece che venirne influenzati in maniera negativa. È proprio per questo che spesso la pornografia viene accusata di essere uno strumento che facilita la “cultura dello stupro”.
Per cultura dello stupro, come ricorda Benedetta Lo Zito in “No significa no”:
Si intende un insieme di mentalità, comportamenti e atteggiamenti considerati accettabili da parte della società in cui accadono, che però, indirettamente ma inevitabilmente, incoraggiano e legittimano le violenze sessuali.
Questo è possibile quando la pornografia viene sostituita a una corretta educazione sessuale e affettiva.
Come cambia la visione dei rapporti con un’esposizione precoce?
L’assenza di una materia come Educazione alla sessualità e all’affettività, pensata da esperti e fornita fin dall’asilo con concetti come consenso, sentimenti e accettazione, porta il porno a sostituirsi al sesso. Uno è un’esperienza naturale della vita, l’altro è il prodotto di un’industria mediatica che produce contenuti audiovisivi pensati per una maggioranza di uomini etero, bianchi e cis, che fattura miliardi ogni anno. Non distinguerli rischia di creare non pochi problemi nella relazione con sé e tra sé e le altre persone.
C’è un aspetto dell’industria pornografica che non può essere ignorato, ovvero che è un settore violento e che non sfugge a nessuna delle dinamiche del mercato del lavoro e dello sfruttamento dei corpi. Ma a renderlo diverso da altri lavori è il corpo specifico verso il quale è diretta la violenza. Perché se è vero che esistono infinite categorie per ogni tipo di fantasia, è altrettanto vero che la maggior parte dei consumatori sono maschi, etero e cis, e i prodotti pensati per loro avranno delle caratteristiche specifiche basate sul corpo femminile, spesso giovanissimo e sottomesso.
Tutta questa serie di caratteristiche del mondo pornografico crea un cortocircuito, soprattutto nei primi anni dell’accesso alla pornografia online. Per gli adolescenti è una vera e propria discrepanza tra realtà e finzione pornografica. La violenza, come scenari dove il “no” non significa “no”, abusi, situazioni di gruppo e sottomissione, di fronte a sguardi non consapevoli e non educati, è capace di influenzare l’immaginario dei più giovani e di diventare chiave di interpretazione della realtà.
- Così, se una donna dice “no”, in realtà vuole solo far eccitare di più l’uomo;
- se c’è violenza è solo parte del gioco;
- se c’è sottomissione e umiliazione, è normalizzazione di rapporti tra i generi.
Un caso risolto, ma che si è tornati a discutere di recente e che ci racconta le conseguenze di questi immaginari di violenza, è quello di Asia Vitale. La sua vicenda è giornalisticamente conosciuta come “lo stupro di Palermo”. Lo stupro di gruppo è stato compiuto da giovanissimi che hanno giustificato a loro stessi l’abuso compiuto, perché alla diciannovenne piaceva fare sesso. Non era un segreto, ma questo elemento personale e libero è diventato un’arma rivolta contro di lei. I ragazzi non hanno riconosciuto, o non hanno voluto riconoscere, i “no” e lo stato di alterazione, e hanno portato a termine la loro visione dell’atto pornografico.
Lilli Gruber, nel libro “Non farti fottere”, scrive e risponde a una domanda provocatoria:
Che sesso è quello in cui non c’è partecipazione? La risposta è che non è sesso, è pornografia.
Il mondo della pornografia oggi, purtroppo, contiene tutti i dettami degli stereotipi di genere tradizionali che riportano alla sottomissione femminile e allo sfruttamento dei corpi. Nei contenuti pornografici il corpo della donna è spesso ridotto a un orifizio, quindi a un oggetto per raggiungere il piacere.
Se pensiamo che il 79% dei giovani dice di aver imparato a fare sesso guardando prodotti pornografici (studio del settembre 2022 dell’istituto statunitense Common Sense), è tristemente facile puntare il dito contro l’industria pornografica.
L’importanza dell’educazione sessuoaffettiva
Non lo dice un’attivista sui social, o l’ideologia gender che non esiste neanche, o ancora una politica femminista di sinistra (o meglio… non soltanto loro), a concordare sull’importanza di rendere l’educazione alla sessualità e all’affettività parte integrante dei curricula scolastici sono l’UNESCO e l’OMS. L’obiettivo di questa materia non è insegnare a fare sesso – materia che potrebbe comunque essere utile verso gli ultimi anni del liceo – ma favorire una crescita sana, combattere gli stereotipi, le discriminazioni e le violenze.
Nel nostro Paese diversi genitori, ma non la maggioranza, temono che l’educazione all’affettività e alla sessualità possa spingere a relazioni sessuali precoci. Come abbiamo già visto, il primo accesso ai siti porno avviene intorno ai 13 anni. Permettere un passaggio formale all’interno della scuola non può certo peggiorare il fatto. Senza l’Educazione sessuoaffettiva si rischia, al contrario, di generare l’effetto indesiderato:
- l’abbassamento dell’età media per il primo rapporto sessuale;
- l’aumento delle gravidanze indesiderate in età adolescenziale;
- l’aumento delle malattie veneree tra gli adolescenti.
I molti paletti all’introduzione della materia sono stati eretti tanto dalle politiche di sinistra quanto, e soprattutto, da quelle di destra. Nessuna delle due parti si è fermata ad ascoltare cosa chiedevano le famiglie, i genitori, la scuola, gli esperti, gli enti internazionali e i giovani stessi. In un vecchio sondaggio dei primi anni 2000 svolto dall’Istituto Superiore di Sanità, il 95% della popolazione italiana risultava favorevole all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole. Oggi sembra impossibile.
*Fonte dello studio del 2003: “How the Rise of Problematic Pornography Consumption and the COVID-19 Pandemic Has Led to a Decrease in Physical Sexual Interactions and Relationships and an Increase in Addictive Behaviors and Cluster B Personality Traits: A Meta-Analysis”.



