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Nell’epoca delle masse chi decide gli eventi storici non sono gli statisti, i diplomatici e i generali, bensì i martiri.

– Carl Schmitt

C’è una prima e un dopo in questa storia. Prima, Charlie Kirk era soltanto un conservatore che faceva discorsi razzisti, sionisti, antiabortisti e sessisti, per dirne solo alcuni; dopo la sua esecuzione pubblica, invece, è stato trasformato in un martire. Si tratta di un cambio di ruolo che da vivo non sarebbe mai stato in grado di fare, neanche raggiungendo l’appoggio assoluto della platea di estrema destra.

La morte, soprattutto se violenta e spettacolarizzabile, è invece un evento capace di catalizzare l’attenzione ed è più facilmente strumentalizzabile della sopravvivenza del martire stesso. “Nell’epoca delle masse chi decide gli eventi storici non sono gli statisti, i diplomatici e i generali, bensì i martiri“, scriveva Carl Schmitt. Oggi possiamo dissentire con rispetto dal politologo tedesco e guardare cosa si cela dietro l’obiettivo della polarizzazione delle masse attraverso la martirizzazione artificiale di Kirk.

Chi è il martire

Martire di qui, martire di lì, ma cos’è il martire? Non si tratta di una domanda facile e non c’è una risposta unica. Oggi lo associamo alla vittima di guerra, come i palestinesi assassinati nella Striscia di Gaza, ma anche al terrorista suicida o alla figura che si sacrifica nel nome di una fede religiosa o di un’ideologia politica. “Martire” deriva dal termine greco μάρτυς (dal lat. tardo eccles. martyr) e si traduce come “testimone”. Potremmo quindi dire che i martiri sono coloro che hanno un legame con il divino e che il loro sacrificio rappresenta la prova della verità testimoniata. Tradotto: quello che nessun altro sente o vede in realtà esiste.

Jacob Taubes, in una lezione di teologia politica di San Paolo, spiega come il martire, sottoponendosi alla violenza del potere costituito, rifiuti di rinnegare ciò per cui egli ritiene che valga la pena di morire. Ciò che è fondante nel concetto di martire sembra quindi essere la disponibilità a morire. Emerge però un paradosso secondo Jacques Derrida, ovvero che della propria morte non si può essere testimoni se non a condizione di sopravvivere a essa.

Abbiamo due possibilità per risolvere questo paradosso. La prima è la necessità di un soggetto terzo, una sorta di redattore superstite che trasponga il racconto della dimensione performativa del sacrificio. Il problema, in questo caso, è che la versione dell’altro – c’è una testimonianza terza – non è una prova dello sforzo e della tensione interiore. Offre una lettura di un evento, ma necessita comunque di un ulteriore giudizio da parte di chi ascolta e questo può essere falsificato e influenzato. In questo caso, quindi, la testimonianza, cioè dichiarare qualcuno martire, non può rappresentare direttamente la verità.

Poi c’è il secondo caso di soluzione, che Primo Levi sintetizzò così:

Ditemi voi se questo è un uomo.

Primo Levi non solo sopravvive al proprio sacrificio, ma chiede anche di fare attenzione alla sua testimonianza e di giudicare l’evento senza un intermediario. L’atto del sacrificio, già da queste prime battute, si discosta e non poco dal processo di martirizzazione che si sta attuando intorno alla figura di Charlie Kirk. Quello che sta accadendo è un processo del tutto artificiale e che ha l’obiettivo di generare una tensione esterna, il cui punto di rottura è la liberalizzazione della violenza contro il nemico.

La strumentalizzazione del falso martire

La strada dal martirio alla guerra civile è incredibilmente breve e si percorre con la strumentalizzazione. In questo caso, infatti, ad agire come redattore del sacrificio non è un terzo testimone neutrale, ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questo, accusando gli oppositori politici, ha ricordato Charlie Kirk come “il migliore d’America”. L’omicidio del martire sarebbe colpa della “sinistra”, questa entità che ha armato la mano dell’assassino con l’odio contro ciò che è diverso da loro.

E Trump non è l’unico. Sono diversi i politici o i volti pubblici che reclamano vendetta. Se da una parte ci sono personaggi grotteschi come Alex Jones, teorico del complotto, col suo invito alla guerra, dall’altra c’è Elon Musk, uno degli uomini più ricchi al mondo, che definisce i democratici come “il partito degli assassini” e accusa i media e i leader progressisti di aver radicalizzato l’odio.

La strumentalizzazione dell’assassinio di Kirk è servita a tutto il mondo. Ne prende un boccone anche Giorgia Meloni, che parla di un’Italia nella quale il clima d’odio è diventato insostenibile e che bisogna chiedere conto alla sinistra di questa deriva. Su Kirk ha detto:

Credo che sia arrivato il momento di chiedere conto alla sinistra italiana di questo continuo giustificazionismo. A chi non ha argomenti rimane solamente l’arma della criminalizzazione.

Basta quindi pensarla diversamente per essere soggetto contro cui sparare. È una caccia alle idee, alla libertà di pensiero, di stampa e di espressione.

La strada per la guerra civile è in discesa e scivolosa

La destra di tutto il mondo ha improvvisamente avuto tra le mani l’oggetto del desiderio: la sentenza di colpevolezza di un’entità collettiva e vaga come “la sinistra”. Quasi non si parla più del fatto che l’assassino non abbia dichiarato affiliazioni politiche (le incisioni sui bossoli come “Bella ciao” derivano dalla cultura digitale) e che anzi sia cresciuto in un ambiente fortemente influenzato dalle idee MAGA.

Quello di cui si continua a parlare è dell’avvento del martire, del sacrificio necessario per dare inizio a una guerra dalle connotazioni sacre per la sopravvivenza dei “giusti”. Una voce più moderata tra i repubblicani, come quella di Mark A. Wright, ha fatto notare come non si possa accusare collettivamente milioni di lettori democratici di essere complici di un omicidio.

Intanto però le comunità digitali diventano sempre più tossiche e post come quello dell’attore conservatore James Woods, nel quale auspica la guerra civile, producono milioni di interazioni. Lo aveva intuito proprio Kirk, che il suo mestiere di condottiero di crociate violente lo sapeva fare: se si riesce a cancellare l’umanità dell’altro, ogni colpo inflitto sarà legittimo.

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