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La serie tv Netflix Monster: la storia di Ed Gein è già un caso. Il popolo appassionato di true crime attendeva con ansia la terza stagione della collezione Monster, partita col botto con la storia di Jeffrey Dahmer e ritornata alla ribalta, poco dopo, con il caso dei fratelli Menendez. Oggi abbiamo un prodotto che si muove su più piani narrativi, non senza (a volte decisamente fantasiose) licenze.

Per molte persone la storia del macellaio di Plainfield è stata una novità. Lo scrivente, ad esempio, è arrivato vergine alla stagione sui Menendez e ciò sottolinea la varietà che compone il pubblico da intrattenere. Successivamente all’uscita della nuova opera di Ryan MurphyIan Brennan il mondo di Internet si è popolato di articoli di approfondimento, fact checkingcontenuti social dei creator più apprezzati della rete. C’è, tuttavia, una parte della narrazione che troviamo ugualmente intrigante: è ciò che emerge dagli archivi che il web offre, dove sono ancora presenti gli articoli pubblicati sui quotidiani italiani una volta che furono aperte le porte della fattoria e del fienile di Ed Gein dopo la scomparsa e l’omicidio di Bernice Worden. Riportiamo alcuni esempi.

Il “landrù americano”

Edward Theodore Gein viene arrestato il 16 novembre 1957. La stampa dell’epoca non è veloce e interconnessa come oggi, dunque per trovare le prime notizie sul suo fermo e la “fattoria degli orrori” da parte dei quotidiani locali bisognerà attendere il giorno 17. Lo Star Tribune, ad esempio, titola: “Vedova di 58 anni trovata uccisa nel Wisconsin”. Si tratta di Bernice Worden. Possiamo facilmente immaginare quanto clamore, interesse e disgusto possa suscitare una storia come quella di Ed Gein in un mondo che ancora lecca le ferite della seconda guerra mondiale, ma soprattutto in quegli Stati Uniti che solo di recente si sono fregiati della vittoria contro il mostro nazifascista in Europa.

Emblematico è un estratto del Milwaukee Journal datato 18 novembre 1957:

Se la settimana scorsa lungo North Street si discorreva di caccia al cervo e mungitura, lunedì ci si scambia congetture su temi ben lontani da quelli solitamente di interesse per i rispettabili cittadini di una comunità come questa. Chi avrebbe immaginato, soltanto pochi giorni fa, che a Plainfield argomenti come il cannibalismo e la macellazione di esseri umani sarebbero presto diventati oggetto di conversazione?

Gli archivi italiani online sono disponibili sui portali de La StampaCorriere della Sera. Il quotidiano torinese riporta la notizia il 18 novembre 1957 sotto il titolo Arrestato nel Wisconsin uno squartatore di donneL’articolo viene indicato come nostro servizio particolare (NSP), un dettaglio che troveremo in altri articoli dell’epoca e che indica un pezzo di agenziaLa Stampa parla già di “casa degli orrori” all’interno della quale sono stati rinvenuti “i resti di almeno nove vittime”.

A partire dal 19 novembre 1957, poi, per i quotidiani italiani Ed Gein diventa il “Landrù“. Troviamo riscontri su La Stampa, che parla di “Landrù del Wisconsin”, mentre Corriere della Sera parla di “Landrù americano”. Il termine landrù deriva da Henri Landru, serial killer francese che dal 1915 al 1919 uccise undici donne dopo averle attirate nella sua tenuta di Gambais. Landru le uccideva, faceva a pezzi i loro corpi e bruciava i resti nella sua grande stufa. Anche in estate.

Quindi il cognome di Landru – scrivono le fonti – è stato italianizzato in landrù, che nel dialetto milanese indica un poco di buono. Per questo verso la fine degli anni ’50 la stampa italiana indica Ed Gein come il “landrù del Wisconsin” o “il landrù americano”.

La “volontà di vendetta contro le donne”

Nell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 19 novembre 1957, l’occhiello recita che “una tremenda volontà di vendetta contro le donne l’ossessionava”. Leggiamo un estratto:

Ed Gein, noto e stimato agricoltore, viene dipinto come un uomo mite ma il suo animo nascondeva una tremenda volontà di vendetta contro tutto e tutti e, soprattutto, contro le donne: “Da sette anni uccido, da sette anni ne ho trovato la forza”.

E ancora, il “landrù” era “l’unico dei Gein scapolo e dedito ad una vita solitaria”, ma che “covava un odio tremendo contro l’umanità” e, di nuovo, “contro le donne che rifiutavano la sua compagnia”. Chiaramente questi sono i primi articoli usciti dopo la scoperta del mondo nascosto di Gein, dunque le congetture sul movente dietro le sue gesta e la sua personalità incontrano ancora l’appetito per il sensazionalismo. Che, di fronte alla notizia di una casa arredata con membra umane e un corpo sventrato e appeso a testa in giù in un fienile, è pure comprensibile.

Quindi la storia di Ed Gein è una storia di misoginia? Harold Schechter, nella sua biografia Monster. Psycho. Killer (2025) scrive che “per anni, dopo la morte della madre, Eddie Gein aveva provato ad alleviare la sua insopportabile solitudine cercando la compagnia dei morti“. Lo stesso autore viene citato in Mostruoso Femminile di Jude Hellison Sady Doyle (di cui abbiamo già parlato nel nostro approfondimento sul true crime) dove viene riportato un estratto di un’intervista al dottor Edward F. Schubert che gestì il Central State Hospital di Waupun, la clinica psichiatrica in cui Gein trascorse i suoi ultimi anni. Secondo Schubert Ed Gein “cercava di ricreare la madre con i corpi che dissotterrava”, e a ciò era dovuto l’orrore presente all’interno della fattoria. Con questi elementi deduciamo che quella di Ed Gein sia una storia, piuttosto, di ossessione per la madre dopo la sua morte. Probabilmente non è solo questo.

Ed Gein era misogino?

Ce lo domandiamo proprio per quel titolo del Corriere, che parla di “volontà di vendetta contro le donne”. Ribadiamo che l’articolo, essendo uscito il 19 novembre 1957, probabilmente restituiva ancora sommarie informazioni. Sean T. Collins su Decider ci suggerisce di soffermarci su quanto evidenziato dalla serie Netflix di Murphy e Brennan, ovvero quella continua ricerca di parti femminili da indossare e collezionare (vulve, capezzoli, brani di pelle) e dunque possedere e sì, probabilmente questa chiave di lettura ci suggerirebbe una certa misoginia: Gein disprezzava le donne al punto da considerare i loro corpi come accessori da indossare. Lo stesso Ryan Murphy ha detto: “La serie parla di isolamento e se Ed fosse nato ai tempi nostri sarebbe un incel, frustrato e misogino”.

Il 21 novembre 1957 Corriere della Sera scrive che Ed Gein “ha riferito di avere sempre estratto i corpi femminili dalle loro tombe ‘durante le notti di luna’ per ‘avere la sensazione romantica di abbracciare quegli immobili corpi di donna, senza alcuna reazione da parte loro”. Nello stesso articolo leggiamo che “gli psichiatri (…) chiamati in causa per questo orrendo caso” individuano in Ed Gein “un fondo indubbio di ‘complessi‘”, e il Corriere cita il “complesso di Elettra“. Introdotto da Carl Gustav Jung, il complesso di Elettra è “tradizionalmente associato alle bambine” e “descrive lo sviluppo di un’attrazione verso il padre e rivalità con la madre”.

Probabilmente chi scriveva per il Corriere ha fatto confusione con il complesso di Edipo teorizzato da Sigmund Freud e “tradizionalmente associato ai bambini”, dunque ai soggetti maschi.

Altri uomini tranquilli

Gein, tuttavia, è descritto dal Corriere come “un uomo mite“, da ciò che il quotidiano apprende dalle fonti americane. Più dettagli arrivano da Monster Psycho Killer di Schechter, dove Ed Gein è ricordato come “la vittima perfetta per una buona battuta” dal momento che “non si mostrava mai minaccioso o apertamente irrispettoso con i suoi sguardi”. Le donne erano “colpite dalla sua educazione e dalla sua solitudine” mentre per gli uomini spesso diventava bersaglio di scherno. Scrive Schechter:

Nonostante l’energia dimostrata sul lavoro, nella sua presenza timida e discreta c’era qualcosa di distintamente, se non fastidiosamente, femminile.

Che per gli uomini di Plainfield era “debolezza di carattere“, dato che Ed “non imprecava e non diceva mai una parola fuori posto, era sempre tranquillo e aveva buone maniere“, per questo molti lo associavano a “Caspar Milquetoast, il protagonista timido e sottomesso di un fumetto che spopolava all’epoca”. E di assassini insospettabili, spesso timidi e sottomessi è piena la cronaca, anche italiana. Danilo Restivo, condannato in Italia per il femminicidio di Elisa Claps e nel Regno Unito per quello di Heather Barnett, agli occhi dei suoi concittadini di Potenza appariva spesso come lo stupidotto del villaggio, ma la sua abitudine di tagliare ciocche di capelli alle ragazze che incontrava sugli autobus non era un mistero. E non era un mistero nemmeno il suo serio problema con le donne.

E anche Antonio De Marco è stato uno studente anonimo e taciturno, sempre chiuso nella sua stanza a leggere o a divorare libri del corso di infermieristica. Eppure nel suo diario scriveva: “Ho deciso che se entro la fine di quest’anno non avrò una ragazza ucciderò una persona“. Poi ne ha ucciso due: Daniele De SantisEleonora Manta, a Lecce. Erano “troppo felici” e lui non aveva una ragazza.

Fonti

  • H. Schechter (2025). Monster. Psycho. Killer. eBook, pp. 52, 113, 2o4.
  • H. Schechter (1998). Deviant. eBook, p. 223.
  • A. Meucci (2001). Agenzie di stampa e quotidiani, una notizia dall’Ansa ai giornali. P.10. Università degli Studi di Siena.
  • P. Dell’Osa (2023). 25 febbraio. Il Centro.
  • J.H. Sady Doyle (2021). Il Mostruoso Femminile. eBook, p. 147.
  • R.C. Daniels. Ed Gein: the cannibal myth exposed. Robertcdaniels.com.
  • S.T. Collins (2025). ‘Monster: The Ed Gein Story’ Episode 7 Recap: Diagnosis Murder. Decider.
  • Redazione. Cos’è il complesso di Elettra e come si manifesta. Serenis.
  • A. de Tommasi (2025). Ed Gein, la serie sugli angoli oscuri del mostro. “Non conta il crimine ma quello che lo circonda”. Repubblica.

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