Il disagio giovanile non è più etichettato solo come una “roba da adolescenti”, pedagogia, psicologia e sensibilità personale nell’ultimo decennio hanno dato particolare attenzione alle problematiche riscontrate in età giovanile, e no, non sono più solo paturnie da adolescenti che i genitori che devono sopportare. La salute mentale giovanile è spesso stata sepolta sotto il tappeto del pressappochismo ma non è una questione nuova per la scienza. Le esperienze vissute durante l’infanzia e l’adolescenza influenzano profondamente lo sviluppo della persona e una società che investe nella salute mentale dei giovani costruisce una comunità più forte, empatica e inclusiva. Riconoscere la salute mentale come un diritto, e non come un lusso, è il primo passo per tutelare i più fragili.
I numeri del disagio fanno riflettere
A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette (14%) soffre di un disturbo mentale diagnosticabile: parliamo di circa 166 milioni di ragazzi tra i 10 e i 19 anni. I problemi più diffusi sono ansia, depressione e disturbi comportamentali, tra le principali cause di malattia e disabilità in questa fascia d’età. L’OMS segnala anche che il suicidio è la quarta causa di morte tra i 15 e i 19 anni. L’UNICEF stima che un giovane su cinque tra i 15 e i 24 anni mostri sintomi di depressione o ansia. La situazione è aggravata da instabilità economiche, crisi ambientali, conflitti e pressione sociale, soprattutto nei Paesi a basso reddito, dove il 90% dei giovani non riceve alcuna forma di trattamento adeguato.
In Europa, un’area particolarmente fragile riguarda i bambini e ragazzi in affidamento: tre su quattro hanno vissuto traumi significativi prima dell’inserimento in strutture di accoglienza. Oltre la metà ha subito negligenza, il 37% ha assistito a violenze domestiche e un terzo ha genitori con problemi di dipendenza. Queste esperienze aumentano il rischio di sviluppare disturbi mentali.
In Italia, Telefono Azzurro e il Garante per l’Infanzia fotografano una realtà preoccupante: secondo i dati presentati alla Commissione parlamentare, un ragazzo su sette manifesta disturbi mentali, e il 36,8% delle richieste di aiuto arrivate alla linea 19696 riguarda ansia, depressione, autolesionismo e isolamento. Una consultazione pubblica del Garante, che ha coinvolto oltre 7.000 studenti, mostra che il 51,4% prova stati di ansia o tristezza prolungati, il 49,8% si sente costantemente stanco e il 46,5% manifesta nervosismo. Il 29% soffre di frequenti mal di testa e un quarto dichiara difficoltà a dormire bene.
La dipendenza da schermi e social network
Un’indagine di Telefono Azzurro-Doxa del 2023 indica che il 52% degli adolescenti italiani considera la dipendenza da internet e social network il principale problema della propria generazione. I ragazzi trascorrono in media oltre tre ore al giorno online, prevalentemente sui social. Il 22% si sente ansioso quando non può accedere ai dispositivi, l’11% prova solitudine e quasi un quarto afferma di sentirsi perso. L’OMS ha analizzato i dati sulla salute mentale giovanile e evidenziato il legame tra uso eccessivo degli schermi e rischio di isolamento, disturbi del sonno e perdita di autostima. Il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo sottolinea la necessità di introdurre nelle scuole percorsi di alfabetizzazione emotiva e digitale, insieme a programmi di formazione per docenti e genitori. L’obiettivo è imparare a riconoscere precocemente i segnali di disagio psicologico e favorire un uso più consapevole della tecnologia.
Le aree di vulnerabilità secondo il Garante per l’Infanzia
Il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza richiama l’attenzione su alcune aree di particolare vulnerabilità: povertà educativa, precarietà economica, mancanza di spazi di socialità, discontinuità affettiva e difficoltà di accesso ai servizi di supporto. Bambini e adolescenti che vivono in contesti familiari fragili o in situazioni di esclusione sociale presentano un rischio maggiore di sviluppare problemi mentali.
Un altro elemento di vulnerabilità è rappresentato dalle pressioni scolastiche e sociali. L’ansia da prestazione, la paura del fallimento e la competizione esasperata generano insicurezza e stress. I social media, pur offrendo occasioni di espressione, possono amplificare il confronto e il senso di inadeguatezza. Fenomeni come il cyberbullismo, che colpisce oltre il 15% degli adolescenti europei, rappresentano oggi una minaccia reale al benessere mentale dei giovani.
Disagio giovanile o adolescenza? I segnali da riconoscere
Distinguere tra comportamenti tipici dell’adolescenza e segnali di disagio non è semplice. Secondo Telefono Azzurro, bisogna prestare attenzione a sintomi come ritiro sociale, perdita di interesse per le attività abituali, calo del rendimento scolastico e cambiamenti nell’aspetto o nell’igiene personale. Altri indicatori possono essere disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione e uso eccessivo dei dispositivi digitali. Il coinvolgimento attivo di genitori e insegnanti è fondamentale. Saper ascoltare, una comunicazione aperta e il supporto professionale possono fare la differenza. La salute mentale, ricordano gli esperti, non è un lusso ma un diritto universale, sancito anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che invita gli Stati a garantire servizi accessibili e di qualità per tutti.
Una diagnosi precoce è un fattore determinante. Intercettare i segnali di disagio fin dall’infanzia consente di intervenire prima che i sintomi si aggravino. Secondo il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, servono più psicologi scolastici e percorsi di continuità terapeutica tra servizi pediatrici e per adulti, evitando interruzioni nei trattamenti. Il ritardo nella presa in carico può compromettere lo sviluppo emotivo e relazionale dei ragazzi, generando effetti a lungo termine sulla loro vita sociale e lavorativa.
Salute mentale giovanile: la scuola come terapia
Molti centri di neuropsichiatria infantile sono oggi sovraccarichi, con tempi d’attesa che superano i sei mesi. L’ente invita a ripensare i luoghi destinati agli interventi terapeutici, promuovendo spazi accoglienti, inclusivi e facilmente raggiungibili. Le scuole possono diventare punti di riferimento territoriali per la salute mentale giovanile, con figure professionali dedicate e percorsi di collaborazione tra Asl, famiglie e istituti scolastici. Le linee guida propongono la creazione di “spazi di prossimità” per favorire l’ascolto, la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva.
L’OMS considera la salute mentale un diritto umano universale e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite la include tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Il diritto al benessere mentale implica che ogni persona, indipendentemente dall’età, debba avere accesso a cure dignitose, rispettose e non discriminatorie. Promuovere la salute mentale dei giovani significa anche ridurre le disuguaglianze educative e sociali, rafforzare la coesione comunitaria e migliorare la qualità della vita.
In questa direzione si muove il progetto EASE-Y, promosso da SOS Villaggi dei Bambini in collaborazione con università italiane e olandesi, nell’ambito del programma europeo EU4Health. Il progetto, avviato nel 2024, mira a offrire supporto psicosociale a 720 adolescenti e 600 caregiver, formando operatori e educatori sulle competenze necessarie per gestire ansia, stress e depressione. Si basa sul programma EASE (Early Adolescent Skills for Emotions), sviluppato dall’OMS e dall’UNICEF per fornire interventi psicologici di gruppo ai ragazzi tra i 10 e i 15 anni. L’obiettivo è promuovere una cultura del benessere emotivo accessibile a tutti.



