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In Italia il reato di cat calling non esiste. Diversamente accade in Francia, Belgio, Portogallo e Paesi Bassi, e al di là dell’Europa in Perù e in alcuni Paesi degli Stati Uniti. La differenza sta nella percezione del gesto: a seconda dei governi e della mentalità che li precede, il “complimento” (virgolette necessarie, ça va sans dire), il fischio e il bacio lanciato nel vento nei confronti di una donna non è inteso come una molestia ma come un apprezzamento un po’ scanzonato.

In Italia il dibattito ha trovato vigore con la denuncia pubblica di Aurora Ramazzotti nel 2021, quando in un video postato sui social di rientro da una sessione di jogging ha raccontato ripetuti episodi in cui riceveva commenti da perfetti sconosciuti: “Appena mi tolgo la giacca sportiva perché sto correndo e fa caldo devo sentire fischi, commenti sessisti e le altre schifezze”.

Tuttavia, nel nostro Paese il Tribunale di Milano ha creato un precedente: nel 2023 si è concluso il primo processo per il reato di cat calling contro tre giovani militari finiti a processo per aver molestato in strada una ragazza di 18 anni. Gli imputati sono stati condannatiun mese di reclusione con pena sospesanon menzione nel casellario giudiziario. Oggi i giudici, di fronte a denunce per molestie perpetrare lungo la strada, fanno riferimento all’articolo 660 del codice penale che punisce il reato di molestie e, a seconda dei casi, all’articolo 612 bis riferito agli atti persecutori.

Cos’è il cat calling

Io posso capire se uno viene, ti insulta, ti rompe il ca**o… Ma che c’è, un manuale di rimorchio? Uno passa, vede due belle gambe… dici: “Ah fantastica!”. Mica t’ho detto ‘affanc*** brutto cess*. Il catcalling? Per due fischi? Io non so dove andremo a finire. Se qualcuno viene ti tocca, posso capire. Ma se uno fischia e ti dice ‘ah bella’”.

Chiunque ricorda la polemica di Damiano Cocci, noto nel mondo dei social come Damiano Er Faina, che dopo la protesta di Aurora Ramazzotti ha rivendicato sui suoi canali il suo diritto di apostrofare pubblicamente qualunque “fantastica” soddisfi le sue preferenze estetiche e, quindi, la sua facoltà di praticare il cat calling in pubblico.

Per definire il termine – il cui significato dovrebbe essere ben noto, ma dare tutto per scontato è sempre un errore – ci affidiamo a due istituzioni della lingua: l’Accademia della CruscaTreccani. La Crusca scrive che si tratta di “molestia sessuale, prevalentemente verbale, che avviene in strada” le cui prime attestazioni “con il significato attuale” si trovano “a partire dal 1956”.

Treccani scrive:

Molestia maschile consistente nell’espressione verbale e gestuale di apprezzamento di natura sessuale rivolto in modo esplicito, volgare e talvolta minaccioso, a una donna incontrata per strada o in un luogo pubblico.

Brevemente: il cat calling è quel richiamo che molto spesso i soggetti maschi mettono in atto per strada quando notano una donna piacente ai loro occhi. Con fischi, clacson, commenti ad alta voce e frasi sessiste cercano di attirare la sua attenzione che, molto spesso, non perviene. Nel peggiore dei casi la mancata risposta alle provocazioni degenera in violenza come attestano molti fatti di cronaca.

La legislazione in Italia

Come anticipato, in Italia non esiste un reato riferibile direttamente al cat calling, nonostante si tratti di una forma di aggressività e prepotenza che si trova spesso al centro di confronti, sensibilizzazioni e dibattiti specie durante giornate dedicate a contrastare la violenza sulle donne, come il 25 novembre. Eppure, i giudici inquadrano questi episodi negli articoli del codice penale che riguardano le molestie e gli atti persecutori (stalking).

Nello specifico, l’art. 660 cp Molestia o disturbo alle persone stabilisce:

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito, a querela della persona offesa, con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.

Si procede tuttavia d’ufficio quando il fatto è commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità.

L’art. 612 bis cp, invece, dispone:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Quindi? Come ci si deve muovere fra le stanze della giurisprudenza? Scrive Maria Giovanni Napoli su Diritto e Consenso:

È necessaria un’attenta valutazione del grado di offensività che la condotta perpetrata deve avere. Una regolamentazione specifica potrà sicuramente essere d’aiuto, ma non potrà di certo cancellare il fenomeno.

Lo sostiene con ragione, perché anche la tragedia dei femminicidi che si consuma ogni anno dimostra che curare il sintomo non è mai una soluzione, se non si cura la causa: una visione della donna mortificante e sminuente. Continua Maria Giovanna Napoli:

La vera rivoluzione deve essere di tipo culturale. La società patriarcale tende a sminuire le molestie in strada, definendole complimenti o forme di corteggiamento, ma in realtà in molte circostanze esse diventano dei casi di umiliazione pubblica.

La sentenza del 2023, il primo caso in Italia

In Italia, come abbiamo anticipato, nonostante l’assenza di una regolamentazione mirata si è verificato un precedente nel 2023, quando il giudice del tribunale di Milano ha condannato a un mese di reclusione con pena sospesa tre militari di 23, 24 e 32 anni.

I fatti risalgono al 21 marzo 2021. Una ragazza di 18 anni era uscita di casa più volte nel pomeriggio, e in almeno due occasioni gli imputati l’avrebbero molestata verbalmente mentre sedevano al bar di fronte all’abitazione. I tre erano impegnati nell’operazione Strade Sicure ma in quel momento non erano in servizio. La ragazza, infine, era uscita di casa una terza volta per portare a passeggio il cane.

“All’inizio non ho dato peso, poi dopo che per tutto il giorno mi hanno importunato sono esplosa. Alla fine sono scoppiata anche a piangere”, aveva raccontato durante un’udienza del 2022. Tra la ragazza e il gruppo sarebbe scoppiato un confronto acceso che aveva attirato l’attenzione di chi era presente in casa. In strada erano scesi il compagno e la madre della 18enne, seguiti poi dal fratello e dal padre.

Il 27 aprile il giudice, nella sentenza di condanna, aveva scritto che i tre imputati avevano agito con “arrogante invadenza” con un atteggiamento “prepotente, volto a degradare la figura di una giovane ragazza, considerata, in una logica di branco quasi una preda da ghermire“.

I numeri delle molestie di strada

Nel 2014 la Cornell University e l’associazione Hollaback hanno pubblicato un studio sulle molestie di strada condotto su 16 mila donne. Riportiamo i risultati:

  • L’84% delle donne in tutto il mondo ha subito molestie in strada per la prima volta prima di aver compiuto 17 anni;
  • L’82% delle intervistate in tutto il mondo ha dichiarato di aver preso un percorso diverso per tornare a casa/verso la destinazione;
  • Il 71% delle intervistatie dichiara di essere seguita;
  • L’82% delle donne transgender in tutto il mondo dichiara di aver subito molestie a causa della propria identità di genere;
  • Oltre il 50% delle intervistate dichiara di essere stata palpeggiata;
  • La metà delle donne molestate dichiara di soffrire di ansia dopo aver subito molestie.

Numeri decisamente inquietanti, questi, e che certamente non risalgono al secolo scorso. Basti pensare, ad esempio, che se quella sera del 6 settembre 2020 Mario Pincarelli, a Colleferro (Roma), non avesse espresso apprezzamenti e gesti nei confronti di una ragazza, probabilmente l’effetto domino che portò alla morte di Willy Monteiro Duarte non avrebbe avuto luogo.

Basti pensare, infine, che una Anna Falchi considera il cat calling “un complimento”, mentre condannarlo secondo lei è “politically correct eccessivo”. Poi si arroga il diritto di parlare a nome di tutte le donne: “Nel subconscio non dispiace a nessuno, ma adesso fa comodo dire così“. È questo, palesemente, il sintomo di cui abbiamo parlato e di cui si fa finta di ignorare la causa.

Fonti

  • Redazione (2015). Criminalising the catcallers. The Economist.
  • Redazione (2021). Aurora Ramazzotti vittima di Cat Calling, lo sfogo sui social: «Mi fate schifo». Corriere della Sera.
  • A. Siravo (2023). Catcalling, condannati a Milano per molestie verbali tre militari dell’Esercito. La Stampa.
  • S. Crespi (2023). Il primo procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Milano per catcalling, l’apparente “complimento” molesto. Studio legale Di Nella.
  • Redazione (2021). Er Faina: “Gridano al catcalling per due fischi in strada, ma esiste un manuale di rimorchio?”. Today.
  • M.G. Napoli (2021). Il fenomeno del catcalling. Diritto e Consenso.
  • K. Carboni (2023). Una delle prime condanne per catcalling in Italia. Wired.
  • Redazione (2021). Willy Monteiro, il testimone: «Tutto è iniziato per un bacio». Il medico legale: «Ucciso da due colpi: uno al cuore, l’altro al petto». Il Messaggero.
  • Redazione (2025). Anna Falchi: «Il catcalling non è una molestia, in fondo fa piacere a tutte». Cala il gelo in studio. Corriere della Sera.
  • G. D’Aleo (2022). Il catcalling sta ancora benissimo e adesso è un problema della Generazione Z. Il Manifesto.

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