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Prologo

Casey would waltz with a strawberry blonde
and the band played on.
He’d glide ‘cross the floor with the girl he adored
and the band played on.
But his brain was so loaded it nearly exploded;
the poor girl would shake with alarm.
He’d ne’er leave the girl with the strawberry curls
and the band played on.

È sulle note di And the band played on di John F. Palmer, meglio nota come Casey would waltz with a strawberry blonde, che scopriamo la trappola in cui siamo incappati tra le pagine di Sconosciuti in treno (Stranger on a train, 1950) di Patricia Highsmith. Charles Anthony Bruno è un nababbo alcolista che in piena notte si fa accompagnare in taxi fino alle giostre di Metcalf. Sulle note di quel brano, trasmesso dagli altoparlanti scassati di un carosello di cavalli, osserva Miriam.

Pochi minuti dopo affonderà le dita nel suo collo. Chi legge l’opera si accorge che quella donna dai capelli rossi, però, non è la sua vera vittima. Bruno è ossessionato da Guy Haines, un architetto incontrato durante un viaggio in treno. Tra le pagine ci scopriamo testimoni, senza soluzione di ritorno, della penetrazione disturbante di Charles nella vita di Guy, che si trova costretto a rivedere le sue abitudini, che vive incubi, che passa da stati di complicità verso Bruno all’odio più deliberato verso quella costante minaccia. Arriverà ad assecondare le sue volontà, a farsi divorare da quel ricatto ossessivo, pur di toglierselo dai piedi. In una parola, stalking.

Sconosciuti in treno

Guy vuole chiedere il divorzio dalla moglie Miriam, che lo ha tradito. Lui, a sua volta, ha una relazione con Anne, che intende sposare. Prende un treno per il Texas per convincere Miriam a divorziare. A bordo della sua carrozza conosce Charles, un uomo strambo e logorroico. I due parlano e scorrono fiumi di scotch. Charles lo incalza, vuole sapere tutto di lui. Charles vuole uccidere suo padre e percepisce il risentimento di Guy nei confronti di Miriam. Quindi lo sconosciuto gli fa una proposta: lui ucciderà Miriam, Guy ucciderà suo padre.

Sconosciuti in treno è una storia di pistole, tanfo d’alcol, morte e ossessione. Soprattutto, ossessione. Quando Guy scende dal treno si lascia Charles alle spalle, convincendosi di aver incontrato soltanto un povero disadattato cresciuto in una famiglia disfunzionale. Poi arrivano le lettere, le telefonate; poi Charles lo raggiunge a Metcalf, gli impone la sua presenza, lo terrorizza e ammalia, lo fa arrabbiare e si fa compatire, gli gira intorno ora con fare minaccioso e ora convincendolo di essere l’unica persona al mondo in grado di capirlo. Guy precipita in una spirale di apatia, dipendenza emotiva, paranoia e incapacità di controllo. Un disordine sparso che nel lettore si traduce in una improvvisa claustrofobia.

Lo stalking secondo Patricia Highsmith

Chi legge subisce il fascino di Charles Anthony Bruno – che da ora chiameremo soltanto Bruno – e ne prova anche ribrezzo. Eppure proprio Bruno è il magnete dell’intera vicenda. Le scene che lo riguardano sono ipnotiche, nonostante sia un egoriferito misogino – “Vi sono due specie di uomini (…) e, in sostanza, una specie di donne. Le puttane!” – e nonostante riesca a manipolare Guy Haines con l’odio:

Miriam è esattamente quello che la gente intende quando dice che l’America non matura mai, che l’America premia i corrotti (…). Il solo pensare che un giorno l’ho amata, che ho amato tutto di lei, mi fa vomitare.

Del resto che cos’è lo stalker, se non un predatore manipolatore? Quando Patricia Highsmith pubblica Sconosciuti in treno, il suo primo romanzo, è il 1950. Gli Stati Uniti introdurranno il reato di stalking soltanto nel 1990, nello Stato della California. In Italia bisognerà attendere il 2009, quando nella legge n.38 del 23 aprile viene introdotto l’articolo 612-bis:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Nel 1999 Susannah Clapp sul New Yorker scrive che Patricia Highsmith “potrebbe essere definita un’autrice di ballate sullo stalking” e individua lo stesso personaggio ossessivo di Sconosciuti in treno in Quella dolce follia (This sweet sickness, 1960). In questo caso il protagonista David è ossessionato da Annabelle, che sposa un altro. Rimarrà incinta e David attenderà il momento in cui i due ritorneranno insieme, ma poi inizia a confondere realtà e immaginazione.

E Bruno, come David e l’arcinoto Tom Ripley de Il talento di Mr. Ripley (1955), sono gli antieroi, che a loro volta sono il filo rosso che accomuna l’intera opera di Patricia Highsmith. Ma perché la compianta autrice scrive così tanto – e così bene! – di ossessioni e atti persecutori?

Il diario

Il critico Geoffrey Macnab nel 2020 scrive sull’Independent, citando la biografia Beautiful shadow: a life of Patricia Highsmith di Andrew Wilson, che nel 1948 l’autrice fu ossessionata da una donna. In quel tempo Highsmith lavorava in un negozio di giocattoli della catena Bloomingsdale’s di Yaddo, New York, per potersi pagare le sedute di psicoterapia.

Un giorno entrò una cliente. Patricia ne rimase talmente affascinata da diventarne ossessionata, arrivando a seguirla fino al New Jersey “per cercarla, per spiarla”, scrive Wilson. Troviamo un riferimento a questo episodio nei suoi diari. Il 1 luglio 1950 scrisse:

Forse anche l’amore, dopo una serie infinita di colpi alla testa, può diventare odio. Curiosamente ieri mi sono sentita vicina all’omicidio, quando sono andata a vedere la casa della donna che quasi mi ha fatto innamorare, quando l’ho vista per un attimo fugace nel dicembre 1948. Commettere un omicidio è come fare l’amore, è prendere possesso. (Non è forse l’attenzione di un momento all’oggetto del proprio affetto?) Arrestarla all’improvviso, le mani sul suo collo (che vorrei tanto baciare) come scattando una fotografia: renderla in un istante fredda e rigida come una statua. E ieri, la gente mi fissava con curiosità ovunque andassi, in treno, in autobus, sul marciapiede. Ho pensato: mi si vede in faccia? Ma mi sentivo molto calma e composta. E davvero, al minimo gesto della donna di cui andavo in cerca, avrei dovuto rabbrividire e ritirarmi.

Fonti

  • A. Wilson (2010). La signora in nero messa a nudo. Tuttolibri via La Stampa.
  • S. Clapp (1999). The simple art of murder. The New Yorker.
  • P. Highsmith (1950). Sconosciuti in treno. La nave di Teseo.
  • W. Casciello (2018). Stalking: è un reato di evento. Studio Cataldi.
  • G. Macnab (2020). Patricia Highsmith at 100: How the author’s chilling stories of murder have fascinated filmmakers for decades. Independent.
  • A. von Planta (a cura di). Patricia Highsmith – Diari e taccuini 1941-1995. 2022, La Nave di Teseo.

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