Il diritto alla disconnessione si rivela sempre più urgente. Se un vecchio adagio suggeriva il raffreddore come il male del secolo, ormai possiamo dire che abbiamo imparato che la nostra rinite non è dovuta al freddo ma causata da un virus, dunque alla sua trasmissione. Un male superato, quindi. Al suo posto, oggi, ci troviamo ad affrontare un’altra piaga che a questo giro si configura come male del millennio, non del secolo.
Ce ne sono tante, è bene sottolinearlo, e una di queste è l’interconnessione. Se nei primi tempi si presentava come una conquista sociale, oggi è motivo di dissapori, frizioni, conflitti e soprattutto porta conseguenze nel mondo del lavoro e nella salute personale. Con il progredire delle tecnologie abbiamo conosciuto una nuova velocità, utilissima per smussare spigolose tempistiche – possiamo contattate la nostra pizzeria preferita per fare un ordine, ricevere assistenza dall’eShop di fiducia, scambiare e-mail con le istituzioni – ma abbiamo anche scoperto la costrizione alla reperibilità.
Nel mondo dell’impiego ciò comporta ripetuti messaggi di datrici e datori di lavoro, colleghe e colleghi, insistenti richieste da parte di clienti e la tacita obbligatorietà della nostra presenza all’interno di chat di progetti, dove non mancano scambi inutili – meme, battute, interventi fuori luogo – e altri elementi che rubano il nostro tempo. C’è, poi, quel contatto che comunica solo con note vocali, un’abitudine che ci costringe – a seconda del grado del nostro interlocutore – a prestare attenzione a digressioni spesso più lunghe di un minuto, dunque a interrompere momentaneamente la nostra attività, a prescindere che si tratti del riposo o di un momento di pausa.
A tutela di lavoratrici e lavoratori vessate e vessati da queste dinamiche qualcosa sta cambiando. La disconnessione è ora riconosciuta come diritto in alcuni Paesi. In Italia ci stiamo arrivando: esiste, a tal proposito, il ddl 1290 che mentre scriviamo è in discussione in Senato.
Cos’è il diritto alla disconnessione
Come anticipato, il mondo dell’interconnessione ha i suoi effetti collaterali specialmente nel mondo del lavoro. Lavoratrici e lavoratori si ritrovano con l’obbligo di una reperibilità costante anche al di là dell’orario di produzione, in qualsiasi settore, un tacito (ma non troppo) vincolo imposto soprattutto da chi dà loro il lavoro ma anche da clienti che non si fanno troppi scrupoli. Ciò porta a situazioni di stress e burnout che inevitabilmente portano a conseguenze talvolta gravi.
Per questo motivo alcuni Paesi si stanno muovendo a tal proposito creando, a vario titolo, sistemi di tutela. Scrive Giulia Polidoro su Factorial:
Il diritto alla disconnessione è stato pensato per stabilire dei confini marcati alle comunicazioni dopo l’orario di lavoro e per fornire ai dipendenti il diritto di non impegnarsi in alcuna attività lavorativa una volta a casa. Esso riguarda non solo il diritto di scollegarsi, ma anche quello di non essere rimproverati per non essersi connessi (o, al contrario, premiati per essere rimasti collegati quando si sarebbe potuto non farlo).
La legislazione nei Paesi UE
Secondo Factorial il primo Paese dell’Unione Europea a introdurre una tutela a favore della disconnessione è stata la Francia, nel 2016, con la riforma della Loi du travail che “ha introdotto l’obbligo, per le aziende di almeno 50 dipendenti, di regolamentare il tempo libero dei dipendenti assieme al divieto di inviare comunicazioni fuori dall’orario di lavoro“.
In Spagna la legge 45/99 è stata aggiornata nel 2018 con varie modifiche. Tra queste, l’articolo 4 comma 1 sulle Disposizioni legislative o regolamentari applicabili alle condizioni di lavoro dei lavoratori contiene, al capitolo VIII sullo Statuto dei Lavoratori, la voce 20bis che regolamenta il diritto dei lavoratori alla vita in relazione all’ambiente digitale e alla disconnessione, e dispone:
I lavoratori hanno diritto alla riservatezza nell’uso dei dispositivi digitali messi a loro disposizione dal datore di lavoro, alla disconnessione digitale e alla riservatezza contro l’uso di dispositivi di videosorveglianza e di geolocalizzazione nei termini stabiliti dalla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali e garanzia dei diritti digitali.
A che punto siamo in Italia
Nel Belpaese la legislazione sul diritto alla disconnessione è in via di definizione. Un primo tentativo lo troviamo nella legge 81/2017 sullo smart working che regolamenta “i rapporti di lavoro autonomo che hanno una disciplina particolare ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile”. Nel testo non è presente un esplicito riferimento alla disconnessione, e il rapporto di comunicazione è rimesso a un accordo tra le parti.
Qualcosa di nuovo è arrivato con la legge 61/2021, dove nell’articolo 2 comma 1-ter si legge:
È riconosciuto al lavoratore che svolge l’attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati. L’esercizio del diritto alla disconnessione, necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi.
In questa norma il diritto alla disconnessione è ancora evidenziato “nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti” ed è privo, quindi, di una precisa disposizione sulle fasce orarie riferite per legge. Arriviamo, quindi, al ddl 1290 che abbiamo introdotto in apertura. Il suo testo, ribadiamo, è ancora in fase di approvazione. All’articolo 3, sotto la voce diritto alla disconnessione, leggiamo:
Il lavoratore ha il diritto a non ricevere comunicazioni dal datore di lavoro o dal personale investito di compiti direttivi nei confronti del lavoratore stesso al di fuori dell’orario ordinario di lavoro previsto dal contratto di lavoro applicato e, comunque, per un arco di tempo minimo di dodici ore dalla cessazione del turno lavorativo.
Nell’articolo 7 relativo alle sanzioni leggiamo che “in caso di violazione” a quanto disposto nell’articolo 3 che abbiamo appena citato “si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 500 euro a 3000 euro per ciascun lavoratore interessato”. In poche parole: il diritto alla disconnessione deve essere garantito in ogni settore lavorativo.
Nel momento della disconnessione la lavoratrice o il lavoratore non hanno alcun obbligo di rispondere o visionare le comunicazioni che ricevano dai contatti di lavoro, né dovranno rispondere del loro silenzio e della mancata risposta durante il turno lavorativo. Soprattutto, la disconnessione non deve comportare alcuna ripercussione e sul rapporto di lavoro e sulla retribuzione. Nel nuovo ddl si stabilisce che la durata della disconnessione deve protrarsi “per un arco di tempo minimo di dodici ore dalla cessazione del turno lavorativo”.
Come fa notare Altalex, tuttavia, anche in questo ddl è presente un buco normativo:
Ciò nonostante, è apprezzabile lo sforzo teso a generalizzare il diritto alla disconnessione anche al lavoro autonomo, pur restando un mistero se il sottostante divieto sia confinato all’interno della categoria o piuttosto attenga anche al rapporto con il cliente.
Si arriverà a coprire questa lacuna, probabilmente. Non dovrei farlo, ma aggiungo a questo approfondimento una considerazione personale rivolta ai clienti: immaginate il lavoratore autonomo come se fosse un negozio. La tabaccheria, il bar, la pizzeria, la farmacia: quando le saracinesche sono chiuse il cliente non può entrare. Se vuole entrare per forza deve usare un piede di porco o dell’esplosivo. Se usa il piede di porco o l’esplosivo commette un reato e scattano le manette. Ecco, quando si ha a che fare con freelance, lavoratrici e lavoratori autonomi e autonome, impiegate e impiegati e altre figure professionali che per lavorare fanno ampio uso della tecnologia, bisogna fare caso al limite.
Fonti
- Redazione (2024). Lavoro, come funziona il diritto alla disconnessione in Italia: previsto solo da contrattazione individuale. Il Sole 24 Ore.
- G. Polidoro (2025). Diritto alla disconnessione: come funziona in Italia e in UE. Factorial.
- Regio decreto legislativo 2/2015, del 23 ottobre, recante approvazione del testo consolidato della legge sullo statuto dei lavoratori. BOE (2018).



