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Era dal 2018 che Donald Trump non incontrava Vladimir Putin. Sembra una vita fa, prima del Covid, prima delle guerre che in Europa avevamo creduto finite per sempre. Ora che il presidente americano è riuscito a convincere il presidente russo ad andare a Washington, allora la pace in Ucraina sarà finalmente possibile? Al di là della vetrina, la risposta è molto probabilmente no. Ma almeno una tregua? Certo, potrebbe essere. Ma servirà davvero alla de-escalation?

L’unico modo per capire quali concessioni possono fare le parti in conflitto è domandarsi: a cosa non posso assolutamente rinunciare Mosca e Kiev? Cosa gli Usa non possono permettere che accada nella cerniera che divide la Russia dal cuore dell’impero americano, cioè l’Europa? Cercando di sgombrare il campo dalla propaganda, grande unica protagonista degli incontri al vertice che ci piacciono tanto e che dunque riempie i media italiani e internazionali.

1. Tregua non significa pace

Di tregue nella guerra in Ucraina ce ne sono state almeno tre dall’invasione su larga scala del febbraio 2022: a gennaio del 2023, a Pasqua e a maggio 2025. Tregue sulla carta in piena regola, concordate da russi e ucraina ma che non hanno di certo fermato i bombardamenti.

Senza contare gli accordi sul “risparmiare” dagli attacchi le centrali energetiche civili dei due Paesi e sulla libera navigazione nel Mar Nero, sistematicamente violati. E senza contare gli altri annunci di cessate il fuoco, ben più numerosi, che ci sono stati dal 2014, anno di annessione russa della Crimea e dello scoppio della guerra del Donbass.

2. Cosa vuole (davvero) la Russia?

La vittoria, più che i territori. Già prima dello scoppio ufficiale della guerra, la Russia controllava già il cosiddetto Donbass, cioè le due repubbliche separatiste ucraina di Donetsk e Lugansk. Qualche settimana prima dell’invasione, entrambe avevano addirittura riconosciuto la sovranità di Mosca. Che bisogno c’era di invaderle, senza tra l’altro riuscire a conquistarle interamente dopo tre anni e mezzo di combattimenti? Il Cremlino aveva calcolato che tutti i territori russofoni dell’Ucraina fossero anche intimamente russofili. Scambiò la comunanza di lingua per comunanza nazionale. Ma le città ucraine in cui si parla russo, come Kharkiv, hanno resistito all’invasione.

Il supporto occidentale fece il resto. Il piano russo di arrivare rapidamente a Kiev e installare un governo fantoccio fallì. Oggi, nel 2025, Mosca non è riuscita ancora a conquistare ciò che già prima del conflitto controllava senza ostacoli. Non ha bisogno di quei territori per fame di risorse o per espandersi, ma per far vedere che è forte e temibile. Per di più, la guerra ha spinto la Federazione nel letale abbraccio della Cina, la quale si sta pappando idrocarburi e grano russi a prezzo scontatissimo e in yuan e a rate. Una cooperazione a perdere, a lungo andare. Putin lo sa e, se accetta di discutere una tregua con Volodymyr Zelensky, deve fare in modo che in patria sembri una vittoria. In che modo?

3. Mosca non vuole l’Ucraina nella Nato, ma la Nato è già in Ucraina

L’unico, vero modo con cui Putin può rivendere in patria la tregua in Ucraina come una vittoria è garantire che i soldati americani non entrino e restino nel Paese invaso. Che Kiev, cioè, non entri nella Nato. In cambio, potrebbe associarsi all’Unione europea dal punto di vista politico o economico, ma senza accettare che militari europei (gli stessi che fanno parte della Nato) si schierino in Ucraina anche solo come peacekeeper.

Ma allora, come se ne esce? La verità è che Putin e gli apparati statali russi sanno benissimo ciò che non viene quasi mai ribadito nel mainstream: funzionari e militari della Nato sono già ampiamente presenti in Ucraina, e gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di richiamarli. Si trovano lì dal 2022 per addestrare, sostenere e coordinare gli ucraini sul campo, ma soprattutto per curare gli interessi della superpotenza americana. Questa presenza, più di qualsiasi altro fattore, impedisce una seria conclusione dei negoziati tra Mosca e Washington, con Kiev inevitabile spettatrice.

4. Cosa vuole (davvero) l’Ucraina?

Anche se è una provincia contesa da due imperi e ha pochissimo spazio di manovra autonoma, anche l’Ucraina ha una sua agenda geopolitica. Il Paese non può e non vuole assolutamente rinunciare a due aspetti fondamentali:

  • la sovranità nazionale
  • l’integrità territoriale

Nessuna concessione ai russi. Peccato che non possa decidere Kiev, ma questa è la sua posizione. Tre anni fa, in piena resistenza ucraina all’aggressione russa, Zelensky arrivò ad approvare un decreto secondo cui non avrebbe mai trattato con la Russia finché Putin ne sarebbe rimasto il presidente.

Ora però lo spopolamento, la sospensione delle dinamiche statali e democratiche e il nuovo assetto imposto dagli americani hanno spinto Kiev con le spalle al muro più di quanto abbiano fatto tre anni e mezzo di conflitto. L’altro grande obiettivo di Kiev è l’ingresso nella sfera euro-americana, Ue o Nato che sia. L’entrata nella comunità europea comporterebbe la condivisione dei fardelli economici, mentre l’ingresso nell’Alleanza Atlantica regalerebbe le celebri “garanzie di sicurezza” date dall’Articolo 5. Cioè l’intervento degli altri Paesi membri in caso di aggressione da parte di terzi.

5. Dazi o riarmo, l’Europa deve seguire gli Stati Uniti

In questo solco si inserisce il ruolo degli europei. Abbiamo letto e riletto dei “volenterosi”. Perché? Coinvolgere ufficialmente Paesi membri della Nato nel mantenimento della pace in Ucraina, entrando fisicamente entro i suoi confini, sarebbe inaccettabile per la Russia. Bisognava trovare una formula ufficiale che evitasse decisioni ufficiali singole da parte di Francia, Italia, Germania o iniziative collegiali come Ue e Alleanza Atlantica. Ecco quindi spuntare la “coalizione dei volenterosi”. Per la serie: chi se la sente, va. Senza parlare per la nazione che l’ha inviato. Un castello di carte e fumo, che non inganna di certo Mosca né Kiev. E neanche gli europei, che però non hanno scelta. Ma la Difesa comune, allora? Ecco, questo è un altro mito del nostro tempo.

Impossibile da attuare per tre motivi principali:

  1. le profonde divisioni tra Stati Ue
  2. lo spostamento dell’asse atlantico verso Baltico e Paesi confinanti con la Russia, come la Polonia
  3. il fatto che un esercito comune europeo già esiste. Ed è proprio la Nato

All’equazione va aggiunta però anche la stanchezza americana, che ha scelto Trump proprio per disimpegnarsi dai molteplici fronti caldi del pianeta. Da qui la decisione di minacciare dazi e imporre il riarmo nel nostro continente che, non dimentichiamolo mai, dalla Guerra Fredda è parte dell’impero statunitense. Washington vuole che siano gli europei a difendere e a sostenere l’Ucraina nel cammino verso la pace delle armi. Coinvolgendo, dopo un accordo di tregua, anche altri Stati, come la Cina. Un programma davvero complesso da attuare.

6. Cosa vogliono (davvero) gli Stati Uniti?

Il discorso ci porta a capire che intenzioni ha la prima potenza del pianeta. Con Trump o senza Trump, gli Usa hanno un unico grande obiettivo: staccare la Russia dalla Cina. La guerra ha fatto avvicinare le due potenze rivali, e Pechino sta traendo un decisivo vantaggio dalle risorse russe per arrivare preparata e forte alla sfida finale con Washington. Questo non può essere. Da qui l’accelerazione delle trattative e la volontà americana di spostare attenzione e mezzi nell’Indo-pacifico, nell’area di Taiwan. Otto anni fa Trump voleva aprire già alla Russia, per motivi decisamente poco imperiali, ma gli apparati non erano d’accordo. Oggi, dopo che la guerra è scoppiata e proseguita, dalla Cia al Pentagono sono aumentati i sostenitori della politica del presidente.

Trump vuole ottenere il congelamento del conflitto per concentrarsi sui veri obiettivi degli Usa, anche a costo di concedere a Putin più dei territori conquistati in battaglia. I negoziati veri avvengono dietro le telecamere, e adesso serviranno a stabilire la portata di queste concessioni e il futuro assetto regionale, oltre alle ormai celebri “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina.

7. La garanzie di sicurezza per l’Ucraina devono andare bene a Mosca

Tra quelli citati, questo è il punto più scabroso e decisivo dal punto di vista pratico. Abbiamo già detto gli europei saranno chiamati, senza potersi rifiutare, a partecipare in qualsiasi forma alla manutenzione dell’ordine ucraino. Se ne sentono di ogni e altre se ne sentiranno: dal “piano Meloni” all’Articolo 5 della Nato. Tutta fuffa, la Russia non potrà mai accettare che gli occidentali controllino ciò che vuole controllare lei, nel pezzo d’Europa più strategico per evitare invasioni via terra verso Mosca. Ci aspettano ancora settimane di valzer negoziali, in cui gli Stati europei a turno balleranno il loro giro, alla ricerca di una quadra condivisa da tutti. Kiev è stanca, ma non può smettere di danzare.

Gli Usa dirigono l’orchestra, la Russia deciderà se aprire o chiudere la porta della sala da ballo. Qualunque chiacchiera uscirà dai salotti occidentali, bisogna che vada bene a Mosca. Che, lo ripetiamo, non può accettare truppe occidentali a un passo dai propri confini. Ne ha già fin troppe, secondo il sentimento popolare russo cavalcato da Putin. Aspettatevi dunque i voli più fantasiosi, come un possibile mandato di combattimento per le truppe occidentali senza però attribuire loro il compito di far rispettare la pace. Cosa diavolo voglia dire, forse un giorno ce lo spiegheranno.

8. Le basi negoziali da cui partire

La diplomazia che cambia il mondo agisce in segreto, non sotto i riflettori. In un incontro a Mosca con l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, Putin ha detto accetterà un cessate il fuoco completo se l’Ucraina ritirerà le forze militari da tutta l’oblast di Donetsk. Quello, cioè, che non è riuscito a conquistare nella sua interezza dopo tre anni e mezzo di guerra. Tradotto: la Russia vuole la certificazione del controllo su Donetsk, Lugansk e Crimea, per dirsi vincitrice della guerra.

Vista la necessità americana di porre fine al conflitto, Mosca ha sparato alto per approfittarne. Chiedendo di ammettere che la Crimea è russa, in particolare, il Cremlino ha compiuto un pesantissimo passo avanti rispetto alle precedenti richieste avanzate per concedere una tregua a Kiev. Queste includevano: il controllo del Donbass, la neutralità ucraina, la fine delle spedizioni di armi occidentali a Kiev e il mancato dispiegamento di truppe Nato o statunitensi in Ucraina.

9. Un nuovo ordine mondiale

La guerra in Ucraina non è che un sintomo del momento dell’egemonia americana sul mondo. Non è un caso che anche il conflitto in Medio Oriente sia esploso a breve distanza. L’America è stanca e Trump ne incarna il sentimento di rivalsa verso i popoli del mondo che si sono fatti proteggere e finanziare senza dare nulla in cambio. I rivali, Russia e Cina in prima linea ma anche Iran, hanno provato ad approfittarne. Soprattutto contrastando l’ormai obsoleta narrazione statunitense sui diritti e la democrazia, sulla liberazione e sulla difesa della libertà dei popoli oppressi.

In Africa, in Asia e in America Latina si sta mettendo in piedi una contronarrazione e una controglobalizzazione che smaschera e contrasta l’egemonia di Washington, fondata sul dominio degli stretti marittimi e il conseguente controllo del commercio globale. Da un ordine unipolare, eredità della “vittoria” della Guerra Fredda, a un ordine multipolare in cui gli altri imperi condividono con gli Usa la manutenzione del pianeta. È una guerra di propaganda, oltre che di armi in delimitati contesti regionali.

10. La questione ucraina non finirà

Un’ultima realtà con cui fare i conti: non ci sarà tregua, pace o accordo che porrà fine alla questione ucraina. Questione che esiste almeno da tre secoli, e che di guerre e paci ne ha viste parecchie senza mai esaurirsi. Tutto lascia intendere che neanche questa sarà la volta buona.

Autore

  • Maurizio Perriello

    Giornalista professionista e analista geopolitico. Collabora da anni con testate nazionali e internazionali. Autore del saggio "Pasolini incompiuto. I film mai realizzati". Laureato in Storia e Storia delle Arti.