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C’è un prima e un dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. La sua morte ha tracciato un disegno che fino a quel momento abbiamo fatto finta di ignorare, lo abbiamo usato come segnalibro spiegazzato in mezzo al nostro manuale di chissà quale disciplina, in mezzo al nostro romanzo d’evasione, magari addirittura in mezzo a uno di quei libretti che ci insegnano come raggiungere la felicità. E Giulia amava disegnare.

Anche mentre cadeva sotto i fendenti di Filippo Turetta ha disegnato qualcosa, un’ultima opera che solo grazie al cuore della sorella Elena Cecchettin abbiamo imparato a decifrare: in Italia, in Europa, nel mondo, c’è un problema con il patriarcato. Lo hanno dimostrato le campagne d’odio lanciate contro Elena, il padre Gino Cecchettin, accusati a vario titolo di lucrare sulla morte di una ragazzina. Nel peggiore dei casi c’è chi ha scomodato il satanismo.

Il messaggio di Giulia, però, è stato più forte. Ecco perché c’è un prima e un dopo il suo femminicidio: sui social, sui quotidiani online, in televisione l’atto di accusa contro la cultura patriarcale è stato costante, dritto e violento proprio come un fendente. A tante persone non è piaciuto, altre si sono sentite divertite. Altre ancora non erano al corrente della sua esistenza.

Quel primadopo ora diventerà un film. Lo ha fatto sapere l’Adnkronos, che ne ha rivelato il titolo e ha fatto il nome della regista e della sceneggiatrice. L’opera sarà tratta dal libro Cara Giulia pubblicato da Gino Cecchettin e Marco Franzoso nel 2024.

Il film sul femminicidio di Giulia Cecchettin

Il progetto è ancora in divenire. La regista Paola Randi e la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan lavoreranno al film Se domani non torno ispirato dal libro Cara Giulia per raccontare il femminicidio di Giulia Cecchettin. Le riprese potrebbero iniziare nel 2026, ma per il momento non si hanno notizie sugli attori che interpreteranno i protagonisti della vicenda, dalla vittima al suo assassino Filippo Turetta.

Chi ha memoria ricorderà che il titolo scelto per il film rimanda al verso di una poesia di Cristina Torres Cáceres, artista e attivista peruviana. Dopo il ritrovamento del corpo di Giulia sua sorella Elena Cecchettin l’aveva postata sul suo profilo Instagram, il 25 novembre 2023, con quel lapidario “bruciate tutto” che da quel momento è stato adottato come canto di protesta dopo gli altri casi di femminicidio che hanno avuto luogo in Italia.

 

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Leggiamo un estratto della poesia:

Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.

[…]

Combatti perché possano urlare più forte di me.
Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.

Sempre Elena Cecchettin qualche giorno prima del suo post su Instagram, il 20 novembre 2023, in una lettera al Corriere della Sera sottolinea quelle parole:

Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto.

Si unisce al messaggio il collettivo femminista Non Una di Meno, che in occasione della monumentale manifestazione per la ricorrenza del 25 novembre, ovvero la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scende per strada ed espone il cartello: “Per Giulia bruceremo tutto”.

Il messaggio della sorella Elena

A Elena Cecchettin dobbiamo la rottura di una narrazione passiva, la diffusione attraverso i media mainstream di un messaggio che fino a quel momento, nonostante la forte interconnessione che unisce il mondo, era rimasto nelle realtà ritenute di nicchia, tra i comunicati di attiviste e attivisti. Raramente, ad esempio, nei talk televisivi si faceva uso della parola “patriarcato” per spiegare la ragione alla base di tutti i femminicidi.

Lo ha fatto, ad esempio, ai microfoni del programma televisivo condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, il 19 novembre 2023. Il corpo di sua sorella era stato rinvenuto solamente il giorno prima. In collegamento con lo studio Elena Cecchettin ha detto al microfono le stesse cose che due giorni più tardi avrebbe inviato al Corriere della Sera.

Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I «mostri» non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro.

“Il maschio violento non è malato, è figlio sano del patriarcato” è uno degli slogan elencati sul sito ufficiale dell’associazione Non Una di Meno in un articolo pubblicato nel 2018, 5 anni prima del femminicidio di Giulia. C’è un altro dato importante: una certa propaganda politica, fino al fatto oggi in analisi, spesso portava avanti una retorica secondo la quale i principali responsabili dei femminicidi in Italia erano cittadini stranieri da espellere. Filippo Turetta, invece, era uno studente universitario di buona famigliaitaliano.

La tragedia

Alle 17:15 dell’11 novembre 2023 Giulia Cecchettin, 22 anni, esce dalla sua casa di Vigonovo (Venezia) per andare al centro commerciale Nave de Vero di Marghera insieme a Filippo Turetta, il suo ex fidanzato. Quest’ultimo non si rassegna alla fine della loro relazione e ripetutamente tempesta Giulia di messaggi e chiamate, le dice che non riesce a stare senza di lei e la minaccia di suicidarsi.

Quella sera Giulia accetta di farsi accompagnare da lui al centro commerciale per acquistare un paio di scarpe nuove in occasione della cerimonia di laurea, ormai imminente. I due trascorrono la serata tra i negozi, mangiano qualcosa al McDonald’s e intorno alle 23 spariscono nel nulla. L’ultimo contatto di Giulia con il mondo è registrato alle 22:43, quando invia un messaggio alla sorella Elena su WhatsApp.

L’indomani mattina Gino Cecchettin, il padre di Giulia, denuncia la scomparsa della figlia ai carabinieri di Vigonovo. Subito dopo la sorella Elena condivide sui social un appello che viene ripreso anche dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

Col passare dei giorni i contorni della vicenda si fanno sempre più definiti. Vengono fuori, infatti, i comportamenti ossessivi e possessivi di Turetta che potrebbero essere alla base della scomparsa. Viene fuori, soprattutto, che un residente di Vigonovo ha telefonato ai carabinieri la sera stessa, perché dalla sua abitazione aveva sentito delle urla e aveva visto qualcosa.

Ho visto una ragazza che usciva dalla macchina e gridava aiuto, gridava aiuto… e poi ho visto la scena di questo ragazzo, che lei era a terra e lui la prendeva a calci però in questo momento se ne sono andati.

È l’inizio della mattanza, ciò di cui parla il testimone. Dopo quella fase del femminicidio, Turetta si muove verso la zona industriale di Fossò e lì sferra gli ultimi colpi contro Giulia. Questa volta il testimone è l’occhio elettronico di un calzaturificio che registra l’intera scena: Giulia corre fuori dall’auto, lui la raggiunge e la colpisce ripetutamente con ciò che sembra un coltello. Lei crolla sull’asfalto, esanime. Lui le si posiziona accanto con la macchina e la carica nell’abitacolo.

Il 18 novembre 2023 il corpo senza vita di Giulia Cecchettin viene rinvenuto in Provincia di Pordenone tra il lago di Barcis e Piancavallo, nascosto in un anfratto roccioso. Contro Filippo Turetta, intanto, è scattato un mandato di cattura europeo per omicidio volontario sequestro di persona. La sua corsa si arresta il giorno stesso, verso sera, quando l’auto di Turetta viene trovata ferma lungo l’autostrada A9 in direzione Monaco di Baviera. Alla polizia tedesca Turetta confessa di aver ucciso Giulia Cecchettin. Arrestato e condotto presso il carcere di Halle, il 22enne viene estradato in Italia. È il 25 novembre.

Il 25 novembre dopo Giulia Cecchettin

Non è certamente un’opinione che il senso del 25 novembre sia cambiato dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. Lo dicono i numeri, simbolo di una nuova resistenza: alla manifestazione di Roma in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, nella stessa data dell’arrivo di Turetta in Italia, partecipano più di 500 mila persone. Non era mai successo.

Per strada, nei luoghi pubblici, nelle scuole, nelle biblioteche, in televisione, le persone che fino a quel momento hanno ignorato il problema iniziano a parlare di patriarcato. C’è chi lo nega, c’è chi lo condanna. Insomma, se ne parla. Finalmente. Le telefonate al numero antiviolenza, il 1522, aumentano. Un anno dopo, il 29 novembre 2024, Il Post scrive che “le operatrici del 1522 ricevono ogni giorno decine di telefonate, che dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin sono aumentate di oltre il 50%“.

Fonti

  • Redazione (2025). La storia di Giulia Cecchettin diventa un film, alla regia Paola Randi. Adnkronos.
  • S. Luperini (2023). “Se domani non torno”: l’origine della poesia dedicata a Giulia Cecchettin e perché è diventata virale. D.Repubblica.
  • E. Cecchettin (2023). La lettera di Elena Cecchettin: «I “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato». Corriere della Sera.
  • Non Una di Meno – Torino (2023). Se domani non torno, distruggi tutto. InfoAut.org.
  • Non Una di Meno (2018). Slogan e canzoni Non Una di Meno.
  • Giulia Cecchettin, la sorella Elena: “Filippo è un figlio sano del patriarcato, non un mostro”. Mediaset Infinity, 20 novembre 2023.
  • Redazione (2023). Scomparsi da sabato, cercati ovunque Giulia Cecchettin e Filippo Turetta. Verona Sera.
  • O. Dal Maso (2023). Scomparsi sabato notte due studenti di 22 anni. Timori per Giulia e Filippo. L’Eco Vicentino.
  • Redazione (2023). L’audio del testimone che ha visto l’aggressione a Giulia Cecchettin: “C’è un ragazzo che picchia una ragazza”. La Stampa.
  • E. Dellapasqua, N. Distefano (2023). Roma, al corteo contro la violenza sulle donne oltre 500 mila manifestanti. Schlein: «Fermiamo la mattanza». Corriere della Sera.
  • Redazione (2024). Una storia di violenza contro le donne ogni 8 minuti. Il Post.

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