La scena è andata in onda in mondovisione dal Kennedy Center di Washington, uno dei luoghi simbolo della cultura statunitense. Lì, durante la cerimonia dei sorteggi dei Mondiali 2026, il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha consegnato a Donald Trump il primo FIFA Peace Award, un riconoscimento creato appositamente e assegnato in un contesto che nulla aveva di neutrale.
Il gesto, accompagnato da dichiarazioni esplicite di sostegno (“Potrà sempre contare sul mio sostegno”) ha innescato un caso immediato, portando alla denuncia formale presentata da FairSquare per violazione del principio di neutralità politica.
L’episodio ha trasformato un evento celebrativo in una crisi istituzionale, aprendo una discussione sul rapporto personale e politico tra FIFA, Trump e Infantino, e sul modo in cui questo legame stia influenzando la credibilità della Federazione stessa.
Il premio a Trump e la denuncia a Infantino: cosa è successo
La denuncia presentata da FairSquare alla Commissione etica della FIFA elenca almeno quattro potenziali violazioni delle regole interne sulla neutralità politica. A pesare non è solo il premio consegnato a Trump, ma l’insieme delle dichiarazioni pubbliche con cui Infantino avrebbe sostenuto apertamente il presidente statunitense.
Trump, dal palco, ha definito il riconoscimento “uno dei più grandi onori della mia vita”, mentre Infantino lo ha lodato come modello di leadership. Per FairSquare, il punto non è la qualità del premio, ma il messaggio politico insito nell’atto stesso: un presidente della FIFA che riconosce un leader in carica con un premio sulla pace, peraltro nato dopo una mancata nomination al Nobel.
🚨🇺🇸 WATCH: FIFA PRESIDENT HANDS TRUMP THE INAUGURAL FIFA PEACE PRIZE AT WORLD CUP 2026 DRAW
Gianni Infantino presented Donald Trump with FIFA’s newly created Peace Prize during the World Cup 2026 Final Draw in Washington DC.
Whatever you think of politics, it’s a major moment… pic.twitter.com/VTuENXEWrf
— British Intel (@TheBritishIntel) December 6, 2025
Gianni Infantino, presidente della FIFA, consegna a Donald Trump il primo FIFA Peace Award
Nella denuncia si legge che il presidente della FIFA non ha il potere di ridefinire missione, valori e politiche dell’organizzazione, e che la governance della Federazione avrebbe permesso a Infantino di agire senza contrappesi, mettendo a rischio l’imparzialità del calcio mondiale.
L’asse Infantino–Trump, una “special relationship” lunga anni
Il rapporto tra Trump e Infantino non nasce con i sorteggi del 2026. Si tratta di un legame consolidato nel tempo, fatto di incontri ufficiali, inviti personali e un progressivo avvicinamento politico.
Infantino ha conosciuto Trump nel 2018, durante il primo mandato del presidente USA, quando Stati Uniti, Messico e Canada ottennero l’organizzazione dei Mondiali 2026. Da quel momento, la relazione si è intensificata, anche grazie ad alcuni passaggi chiave:
- Infantino si è prestato a un siparietto nello Studio Ovale, regalando a Trump un cartellino giallo e uno rosso;
- È stato ospite a Davos nel 2020, dove ha definito Trump “my great friend”;
- Ha accompagnato il presidente USA in più viaggi in Medio Oriente;
- Ha partecipato al Summit per la pace di Sharm el-Sheikh, unico non-politico presente tra capi di Stato e diplomatici;
- Ha donato a Trump una replica dorata della Coppa del Mondo per club, rimasta esposta alla Casa Bianca;
- Nel 2024 la FIFA ha aperto un ufficio nella Trump Tower di New York, ulteriore segnale di un legame istituzionale sempre più stretto.
Scelte che mostrano come Infantino abbia progressivamente intrecciato gli interessi della Federazione con quelli della presidenza USA, ridimensionando l’indipendenza politica dell’organizzazione.
La neutralità violata
La denuncia di FairSquare sottolinea un punto centrale: l’azione di Infantino entra in contraddizione con le stesse regole della FIFA, che vietano endorsement politici e impongono ai dirigenti un comportamento imparziale, soprattutto durante eventi ufficiali.
FIFA President Gianni Infantino lets @POTUS hold the 2026 FIFA World Cup trophy in the Oval Office:
“It’s for winners only — and since you are a winner, of course you can as well touch it…”
“Can I keep it?”
President Donald Trump’s humor is unmatchedpic.twitter.com/otkHUnlpnm https://t.co/G7LHTfbd0u
— AllLivesMatter (@Im91389331) August 22, 2025
Il siparietto tra Donald Trump e Gianni Infantino nello Studio Ovale, con la Coppa del Mondo
Il contrasto emerge anche se confrontato con posizioni prese in passato. Nel 2022, in occasione del Mondiale in Qatar, Infantino aveva inviato alle federazioni una lettera in cui chiedeva di “non trascinare il calcio in battaglie politiche”. Il premio a Trump, un leader politico in carica, contraddice apertamente quella linea.
Al tempo stesso, molte iniziative recenti (dall’asse con l’Arabia Saudita per i Mondiali 2034 alla presenza al summit su Gaza) hanno alimentato la percezione di una FIFA sempre più orientata da dinamiche geopolitiche.
FIFA: un sistema di potere
La denuncia mette in discussione non solo le azioni di Infantino, ma la struttura di governance che glielo ha permesso. FairSquare parla di un sistema “assurdo”, che non prevede verifiche né limiti al potere del presidente.
Negli ultimi anni, Infantino ha spostato il baricentro della FIFA fuori dall’Europa, intrecciando relazioni privilegiate con Stati Uniti, Arabia Saudita e Paesi del Golfo. A questo si aggiunge la gestione dei nuovi tornei, come il Mondiale per club, e la discussione su ulteriori espansioni future.
Il rischio è che la FIFA perda la propria autonomia e diventi funzionale a strategie politiche e d’immagine di pochi leader globali. La vicenda del premio a Trump ne sarebbe solo il sintomo più evidente.
Lo show poco neutrale del Kennedy Center
La scelta del Kennedy Center, oltre al valore simbolico, ha aggiunto un elemento non secondario. Lo storico complesso culturale di Washington è teatro di cerimonie ufficiali e comunicazione istituzionale statunitense. Organizzare lì i sorteggi dei Mondiali ha trasformato l’evento FIFA in un palcoscenico politico, dove la presenza del presidente USA aveva un peso inevitabile.
Che sul palco sia arrivato un premio alla pace creato ad hoc, e che Infantino abbia pronunciato parole di sostegno personali, ha amplificato la percezione di un endorsement diretto. Per chi accusa il presidente FIFA, l’evento non è stato un incidente, ma l’esito di una strategia comunicativa calibrata.
Un caso che può cambiare la FIFA
Il Comitato etico dovrà valutare la denuncia, ma già oggi il caso ha un impatto: apre un precedente sul rapporto tra politica e governance del calcio mondiale, e mette in discussione il ruolo del presidente più potente della storia recente della FIFA.
La questione non riguarda solo un premio, né solo i rapporti con Washington. Riguarda il modo in cui la FIFA deciderà di gestire il proprio futuro: come organismo globale che tutela l’integrità del calcio, o come attore politico in un sistema di alleanze e interessi. Ma una cosa è chiara: il caso FIFA–Trump–Infantino ha segnato un punto di frattura che difficilmente potrà essere ignorato.



