Il test di Medicina è sembrato come lo stress test di MasterChef, ma invece di rompere le uova bisognava superare delle domande di Fisica considerate difficili non solo dagli studenti, ma anche da diversi docenti universitari. Il semestre filtro, che doveva abbattere l’ostacolo del test d’ingresso per i futuri studenti di Medicina, si è invece palesato per quello che è davvero: una zona grigia, una pausa più lunga tra il test d’ingresso e l’iscrizione.
Nelle due prove che si sono svolte il 20 novembre e il 10 dicembre c’è stato il caos, il panico e anche qualcos’altro: smartphone utilizzati per copiare, frasi sussurrate, fogli passati da mano in mano. Ma anche errori nella formulazione delle domande, troppo ambigue o difficili, come quelle di Fisica che sono state un ostacolo per moltissimi studenti e studentesse. Purtroppo non fa sorridere, anche se è una formula utilizzata per indicare ironia, che la ministra Bernini consideri “il test riuscito”, le prove in generale “corrette” e i problemi soltanto l’amplificazione da parte dell’Opposizione dell’azione di pochi furbetti.
I dati alla mano raccontano altro: si rischia di non coprire le classi di Medicina. Un intero anno potrebbe saltare e così il sistema sanitario del futuro collassare.
Addio al numero chiuso: c’è il semestre filtro
Per volere del ministero dell’Università e della Ricerca, trainato dalla figura della ministra Anna Maria Bernini, è stato introdotto il “semestre filtro” al posto del tanto temuto test d’ingresso a Medicina. Il semestre aperto è stato raccontato come lo strumento capace di superare il numero chiuso e di aumentare il numero di studenti e quindi, in prospettiva, di futuri medici.
Così, dopo 26 anni di Medicina a numero chiuso, la ministra ha dichiarato che la facoltà sarebbe stata “libera”. In teoria quindi il numero chiuso doveva sparire, ma non è andata esattamente così. Con la riforma resta il superamento di prove, anche se rimandate, e una graduatoria nazionale. Non cambia nulla, nella pratica, rispetto al passato. Solo una cosa: invece di conoscere l’esito a settembre, gli studenti lo scoprono tra novembre e febbraio.
Alla fine di tutto il caos, non soltanto si parla di un numero ridotto di possibili nuovi medici, ma anche di una facoltà che diventa sempre più selettiva e accessibile solo a chi si è potuto permettere percorsi alternativi, come corsi di preparazione o università private.
Che cos’è il semestre filtro?
Ma andiamo con ordine. A partire dal 2025 l’accesso a Medicina è cambiato: al posto del test d’ingresso, della graduatoria e dell’iscrizione al percorso in Medicina, è stato introdotto il semestre filtro.
Si tratta di un periodo di tempo di tre mesi (anche se si chiama semestre filtro) durante il quale, per un mese e mezzo (anche se doveva essere un “semestre di tre mesi”, quindi un trimestre), studenti e studentesse hanno partecipato in presenza (anche se la maggior parte delle lezioni era preregistrata e quindi “a distanza”) per apprendere nozioni di Chimica, Fisica e Biologia necessarie per il superamento del test.
Due date, quella del 20 novembre e del 10 dicembre, due appelli per poter entrare in graduatoria ed essere poi iscritti a uno dei corsi di Medicina d’Italia. Cosa è davvero cambiato? È stata inserita una lunga pausa tra il test e l’iscrizione, ma nella pratica non sembra sia cambiato poi molto. Se non in peggio.
Chi ha copiato è entrato, chi era molto bravo e preparato è entrato, chi pensava di riuscire a prepararsi grazie all’istruzione pubblica dell’università in materie complesse probabilmente non è entrato e anche chi ci ha messo molto impegno potrebbe non essere entrato. Tradotto: il numero di studenti di Medicina non è per nulla aumentato, ma rischia anzi di essere ancora più basso degli altri anni.
Studenti “inutili” e “comunisti”
Chi ha provato a contestare il semestre filtro di fronte alla ministra Bernini si è sentito rivolgere parole non di comprensione e neanche di presa di responsabilità. Gli studenti alzano la voce, ma parlano anche di fronte alla ministra e lo fanno con il cuore e con la testa in mano. Sono stanchi, stressati e spaventati. Il rappresentante degli studenti dice: “Ci sono ragazzi che hanno pensieri suicidi, ragazzi che stanno male, che hanno ricominciato lo psicologo. Non ce la facciamo più”.
E ancora, sul semestre filtro, spiegano di avere paura di perdere un anno di studio. “Se io non arrivo al 18 a Fisica, rischio di perdere un anno, anche se ho preso 30 a Biologia e 30 a Chimica”, spiega. Ma Bernini dice no, che non è vero. Che esistono i crediti formativi. Esistono, è vero, ma è vero anche che gli studenti rischiano di perdere l’anno a Medicina. Bernini non risponde nel merito, torna sul palco e di fronte alla contestazione dichiara:
Ecco i nostri amici contestatori. Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre solo dei poveri comunisti.
C’è un fragoroso applauso, che è anche peggio delle parole e che ricorda l’applauso violento dell’Aula alla bocciatura del ddl Zan. Un applauso che fotografa il distacco dalla realtà di una politica che non pensa ai giovani, al proprio futuro e al benessere collettivo. Quelli che stanno contestando sono, dopo tutto, i futuri medici di cui avremmo bisogno. Ma Bernini aggiunge: “Questo dimostra tutta la vostra inutilità. Siete inutili”.
View this post on Instagram
Secondo Leonardo Di Mola, uno degli studenti del semestre filtro di Medicina e membro di Udu-Sinistra universitaria Sapienza che si è scontrato con la ministra Bernini:
Quello che si immagina adesso è che chi non avrà conseguito la sufficienza a tutte e tre le prove potrà proseguire il percorso di studi recuperando gli altri crediti formativi. Ma è solo una pezza messa all’ultimo minuto, un’ammissione di colpe implicita che però non basta, perché servono riforme vere, interventi strutturali e non pezze improvvisate e modifiche in itinere dopo che ci si è resi conto di aver sbagliato.
Quali sono le criticità della riforma?
Ci sono criticità non solo nel concetto stesso di “semestre filtro”, ma anche nel risultato. La ministra Bernini ha dichiarato che tutte le prove sono valide, ma sono centinaia gli studenti e le studentesse che hanno copiato o che hanno denunciato i loro colleghi perché copiavano, si passavano le informazioni con dei fogli, addirittura a voce o attraverso l’utilizzo dei telefoni. Il motivo è che all’ingresso non c’è stato un controllo e nelle aule ancora meno.
Anche sulla correttezza ci sono diverse prove nelle mani degli avvocati che stanno inviando lettere per i ricorsi, che dimostrerebbero gli errori di procedura, i disservizi e anche le domande poste in maniera ambigua o del tutto errate.
C’è poi la questione della preparazione. Ci cadono anche il virologo Roberto Burioni e l’infettivologo Matteo Bassetti, che puntano il dito contro gli studenti “ignoranti” o poco preparati. Commenti che non risolvono il problema di una carenza di preparazione e che si inseriscono nel dibattito tanto per appesantire l’aria. La colpa è di Scuola e Università, come istituzioni e non per ultimo della riforma voluta dalla ministra Bernini. Additare i giovani come ignoranti, così come “inutili” e “poveri comunisti”, non risolve l’annoso problema della crisi della sanità, la carenza di medici e infermieri, la fuga all’estero e l’aumento costante del carico di lavoro su chi rimane.
La (non) soluzione del MIUR
Il MIUR è corso ai ripari dopo i risultati del 10 dicembre, che rischiano di non riempire i posti messi a disposizione per il corso di Medicina. Dei 64.825, solo il 3,5% degli studenti ha accettato il voto del primo appello e anche il secondo appello sembra essere andato molto male.
Una soluzione che interviene rispetto a una riforma che doveva evitare che questo accadesse, rispondendo al calo dell’interesse dei giovani verso le materie sanitarie. Così ecco il piano: ammettere tutti quelli presenti in graduatoria e recuperare successivamente i debiti formativi delle materie non superate.
Anche questa “soluzione” però è problematica e potrebbe non essere presa in considerazione. Il motivo è che in questo modo cambiano i criteri di accesso e sarebbe giuridicamente insostenibile perché viola il principio di parità di trattamento. Per esempio, molti studenti che hanno affrontato il primo appello, senza sapere che la loro insufficienza sarebbe potuta essere accettata e in seguito recuperata, hanno rinunciato al voto (che è andato perduto) per affrontare l’esame del 10 dicembre e magari ottenere un risultato uguale o inferiore. Rischiano così di non entrare in graduatoria e di risultare penalizzati rispetto a chi ha affrontato la seconda tornata di esami.
Così partono i ricorsi, ma il rischio è l’annullamento di tutta la procedura e quindi la perdita di un anno accademico per migliaia di studenti, e semplicemente l’Italia non se lo può permettere. La critica va oltre il bruciare un anno di formazione e compromettere il corso di Medicina, perché questo vuol dire compromettere il numero futuro di medici disponibili in un momento in cui il sistema sanitario è già al collasso.
Da qui probabilmente la frustrazione della ministra Bernini, l’uscita fuori contesto, la battuta di fronte alla contestazione e il volto ripiegato in fastidio e rabbia. Un atteggiamento che non porta risultati, che non risolve il problema e che non risponde alle domande degli studenti: non i “furbetti”, ma gli studenti, quelli che si sono seduti, hanno svolto il loro esame e hanno sperato, dopo tre mesi di studio, di entrare in graduatoria e impegnare i prossimi anni della loro vita al sacrificio della professione sanitaria.



