Le vacanze di Natale sono, da sempre, uno dei momenti dell’anno in cui le famiglie spendono di più, in ogni settore. Regali, giocattoli, articoli per l’infanzia e prodotti tecnologici rappresentano voci centrali della lista della spesa di dicembre, spesso senza badare al risparmio. In questo contesto, l’Imposta sul Valore Aggiunto incide in modo diretto sul prezzo finale pagato dal consumatore, ma resta una componente tendenzialmente poco percepita. Analizzare quanto costa l’IVA a Natale significa quindi osservare una parte rilevante della spesa reale sostenuta dalle famiglie italiane, mettendola a confronto con quanto avviene negli altri Paesi europei.
Nel 2025 l’IVA continua a rappresentare uno dei pilastri dei sistemi fiscali nazionali in Europa. Ogni Stato applica aliquote differenti, con variazioni significative che incidono sul costo dei beni di consumo, inclusi quelli tipicamente acquistati durante le festività.
IVA a Natale: perché incide sui consumi
L’IVA è un’imposta indiretta applicata sui beni e sui servizi e viene pagata dal consumatore finale al momento dell’acquisto. L’azienda che vende il prodotto incassa l’imposta e la versa allo Stato. La sua incidenza è tanto più rilevante quanto più alta è l’aliquota applicata e quanto più il bene rientra tra quelli soggetti all’aliquota ordinaria.
Nel periodo natalizio la spesa si concentra su beni che, nella maggior parte dei casi, non beneficiano di aliquote ridotte. Giocattoli, dispositivi elettronici, videogiochi e molti articoli per l’infanzia sono soggetti all’aliquota IVA standard. Questo significa che una quota non trascurabile del prezzo finale non remunera il produttore o il commerciante, ma rappresenta un’imposta.
L’IVA in Italia nel 2025
In Italia l’aliquota IVA ordinaria è fissata al 22%. Accanto a questa esistono aliquote ridotte al 10% e al 5%, oltre a un’aliquota super ridotta al 4%, applicata a beni considerati essenziali come alcuni prodotti alimentari di base o libri.
La maggior parte dei regali di Natale, però, rientra nell’aliquota ordinaria. Questo vale in particolare per i giocattoli, per l’elettronica di consumo e per molti articoli destinati ai bambini. Di conseguenza, ogni acquisto natalizio incorpora una quota fiscale significativa.
IVA al 22% sui regali per l’infanzia
I giocattoli sono tra i protagonisti assoluti del Natale. In Italia, salvo rare eccezioni, sono soggetti all’IVA ordinaria del 22%. Questo significa che oltre un quinto del prezzo pagato dal consumatore è rappresentato dall’imposta.
Per comprendere meglio l’impatto concreto dell’IVA, è utile un esempio pratico. Se un giocattolo viene venduto a un prezzo finale di 150 euro, una parte di questa cifra è IVA. Con un’aliquota del 22%, l’imposta inclusa nel prezzo è pari a circa 27 euro. Il prezzo netto del prodotto, al netto dell’IVA, è quindi intorno ai 123 euro.
In altre parole, su un acquisto da 150 euro, quasi 30 euro finiscono direttamente allo Stato. Considerando che molte famiglie acquistano più di un regalo, l’effetto cumulativo dell’IVA sulla spesa natalizia diventa rilevante. Su una spesa complessiva di 500 euro in regali soggetti all’aliquota ordinaria, l’IVA inclusa supera i 90 euro.
Il confronto con le principali capitali europee
L’impatto dell’IVA sui consumi natalizi varia sensibilmente da Paese a Paese. Nel 2025 l’aliquota media nell’Unione Europea è pari a circa il 21,72%, ma le differenze tra gli Stati sono marcate.
In Francia l’aliquota IVA standard è del 20%, inferiore a quella italiana. A parità di prezzo netto del prodotto, un giocattolo acquistato a Parigi costa quindi meno in termini di imposta rispetto a uno acquistato a Roma. In Germania l’aliquota ordinaria è ancora più bassa, al 19%, mentre in Spagna si attesta al 21%.
All’estremo opposto si collocano Paesi come l’Ungheria, che applica un’aliquota del 27%, la più alta dell’Unione Europea, e i Paesi nordici come Svezia e Danimarca, dove l’IVA raggiunge il 25%.
Il Lussemburgo rappresenta invece il caso più favorevole per i consumatori, con un’aliquota standard del 16%. Questo significa che, a parità di prezzo netto, un bene acquistato a Lussemburgo incorpora un’imposta sensibilmente più bassa rispetto all’Italia.
IVA e potere d’acquisto durante le festività
Le differenze di aliquota IVA incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie. Nei Paesi con IVA più bassa, la stessa somma consente di acquistare più beni o prodotti di qualità superiore. In Italia, l’aliquota al 22% colloca il Paese nella fascia medio-alta della tassazione sui consumi in Europa.
Durante il Natale questo aspetto diventa particolarmente evidente, perché la spesa non è facilmente comprimibile. I regali per i figli o per i familiari rappresentano una voce percepita come prioritaria, anche in contesti di riduzione del reddito disponibile.
Regali di seconda mano: un’alternativa che cresce
Negli ultimi anni, e in modo sempre più evidente anche durante il periodo natalizio, il mercato del second-hand si è affermato come un’alternativa concreta all’acquisto di beni nuovi. Questo vale non solo per l’abbigliamento, ma anche per i giocattoli, l’elettronica e gli articoli per l’intrattenimento.
Secondo una ricerca condotta da Vinted in collaborazione con Atomik Research, su oltre 14.000 adulti intervistati in diversi Paesi, tra cui più di 2.000 in Italia, il mercato dell’usato sta vivendo una trasformazione culturale profonda. La rilevazione, effettuata tra il 29 e il 31 ottobre 2025, mostra come l’usato sia sempre più considerato uno stile di consumo trasversale.
In Italia, se la moda resta la categoria principale per la vendita di articoli usati (54%), crescono in modo significativo elettronica (51%) e intrattenimento (50%). Si tratta di categorie che coincidono con molti dei regali tipici del Natale.
Portali di giocattoli usati a Natale
Durante le festività, i portali di vendita di articoli di seconda mano registrano un aumento dell’attività, in particolare per quanto riguarda giochi, console e prodotti per bambini. Il 60% degli adulti italiani dichiara di sentirsi più propenso rispetto a un anno fa ad acquistare articoli di intrattenimento di seconda mano. Un dato simile riguarda hobby e oggetti da collezione (58%) e articoli per la casa (51%).
La tecnologia è uno dei segmenti più dinamici: il 61% dei consumatori considera l’acquisto di console da gaming usate, seguite da tablet (56%) e smartphone (54%). In ambito natalizio, questo consente di contenere la spesa e, indirettamente, di ridurre l’impatto dell’IVA, poiché il prezzo finale è più basso rispetto al nuovo.
Il valore nascosto nelle case degli italiani
La crescita del mercato del second-hand è alimentata anche dalla quantità di beni inutilizzati presenti nelle abitazioni. Secondo la stessa ricerca, il 56% degli italiani dichiara di avere in casa oggetti inutilizzati per un valore superiore ai 400 euro. Per oltre un italiano su cinque, questo valore supera i 1.000 euro.
Si tratta di un patrimonio potenziale che include anche giocattoli, dispositivi elettronici e articoli per l’intrattenimento, spesso in buone condizioni. Rimettere in circolo questi beni consente non solo di risparmiare, ma anche di ridurre la necessità di nuovi acquisti soggetti all’IVA ordinaria.
Come ha spiegato Eve Taraborrelli, Communications Manager Western Europe di Vinted, “la ricerca mette in luce un cambiamento culturale più profondo, con l’adozione di una mentalità orientata al second-hand che va oltre la moda”.
IVA, consumi e scelte di spesa a Natale
Il confronto tra IVA applicata ai beni nuovi e la crescente diffusione del mercato dell’usato mostra come le famiglie stiano cercando soluzioni per contenere i costi senza rinunciare ai regali natalizi. In un contesto in cui l’aliquota IVA italiana resta al 22%, ogni scelta di acquisto ha un impatto diretto sul budget.
Il Natale diventa così anche un momento di riflessione sulle modalità di consumo, tra acquisti tradizionali e alternative che consentono di ridurre la spesa complessiva e, indirettamente, il peso dell’imposizione fiscale sui bilanci familiari.



