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Il 29 settembre 2025 sono trascorsi 50 anni dal massacro del Circeo. In una bella villa affacciata sul mare Donatella ColasantiRosaria Lopez, rispettivamente di 17 e 19 anni, furono seviziate da Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira. Rosaria fu uccisa, Donatella si salvò fingendosi morta. E raccontò tutto.

Prologo

Al fascista non ci piegheremo
anche se manda fitte le pallottole.
Con noi combattono compagni fortissimi,
e un “indietro” per noi non esiste.

Non c’è da sorprendersi se Angelo Izzo sceglie un inno comunista per raccontare una delle scene chiave del suo manoscritto. Quando Franca Leosini introduce la puntata di Storie Maledette dedicata alla scheggia più impazzita del massacro del Circeo, descrive l’atteggiamento di Izzo come quello della “simpatica canaglia” in un percorso di redenzione. Una simpatica canaglia che mente, ovviamente. Come quando dice che ad uccidere la studentessa Giorgiana Masi, nel 1977, è stato Andrea Ghira. Mente sempre.

È il 27 ottobre 1998, e il massacro di Ferrazzano non è ancora stato aggiunto alla lista del cursus honorum nel crimine dell’ex pariolino. Soprattutto, colpisce il dettaglio di quella bandiera di Che Guevara che Izzo espone nella sua cella. Insomma, un picchiatore fascista ha trovato rifugio nel comunismo, forse sentendosi tradito da un ideale inseguito in gioventù e che lo ha portato alla galera, facendo crollare in lui l’illusione dell’impunità.

La storia criminale di Angelo Izzo è nota a chiunque: arrestato il 30 settembre 1975 dopo il massacro del Circeo insieme all’amico Gianni Guido – Andrea Ghira, il terzo del Cerbero di sangue, non verrà mai catturato – finisce in prigione. Nel 2004 ottiene la semilibertà su decisione dei giudici di Palermo mentre sconta la pena nel carcere di Campobasso, e viene mandato a lavorare presso la cooperativa Città Futura. Nel 2005 violenta, tortura e uccide Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano e viene nuovamente condannato all’ergastolo. Nello stesso anno viene fuori che da tempo Izzo sta scrivendo un memoriale. Si chiama The Mob, un manoscritto che – verrà rivelato – conterà almeno 400 pagine. L’opera non verrà mai pubblicata, ma con gli anni vengono resi noti alcuni estratti.

The Mob

Quale sia la data di inizio lavori è cosa ignota. Secondo un articolo pubblicato da Repubblica 20 anni fa, Angelo Izzo inizia ad appuntare le sue memorie nel 2001 – quattro anni prima della tragedia di Ferrazzano, quindi – durante la sua detenzione a Campobasso. In quel contesto conosce G.P., un operatore culturale che Izzo incontra tre volte a settimana per il laboratorio teatrale e di scrittura. Dai loro incontri nasce il progetto, al quale inizialmente il collaboratore partecipa decidendo, inoltre, di consegnare il plico alle forze dell’ordine “perché potevano esserci elementi utili alle indagini“. Lo racconta lui stesso a MowMag nel 2021.

The Mob, la banda dei pariolini è un volume di circa 400 pagine con 21 capitoli, ciascuno con un proprio titolo. Ma cosa contiene? G.P. a MowMag racconta: “Non credo fosse tutto autobiografico”, perché tra quelle pagine ci sono certamente episodi che “facevano parte della sua vita”, altri che includono “evidenti reminiscenze letterarie“. In quelle righe Izzo racconta le scorribande di un gruppo di giovani della Roma degli anni ’70. Lui, Guido e Ghira, praticamente. Dopo il massacro di Ferrazzano, tuttavia, G.P. si ferma e l’opera non vedrà la luce.

Il massacro del Circeo, secondo Angelo Izzo

In The Mob il massacro del Circeo diventa Il massacro di Fregene. È il capitolo 11. I suoi amici camerati sono Virgilio, Giambi, il Riccio e Cowboy, che è il proprietario della villa a Fregene. Izzo e Virgilio incontrano Giambi in piazza Euclide, che arriva a bordo della sua Maserati insieme a “tre ragazzette mai viste prima” che ha fatto salire in macchina “mentre facevano l’autostop”. Izzo le descrive come “tre ‘bore’” – i romani indicano come bore le persone che vivono all’esterno del Grande Raccordo Anulare – che tuttavia “non erano male”. Rosaria e Donatella, in effetti, venivano dalla Montagnola.

Nella villa di Cowboy, a Fregene, la combriccola di pariolini sa bene che “dopo l’orgetta le facciamo fuori, le pischelle”, quindi mettono su “un paio di dischi, musica di sottofondo” del tipo “quasi tutta la colonna sonora di Arancia meccanica e poi l’inno della Brigata Thaelmann“, ovvero “una roba forte delle Brigate internazionali comuniste della guerra civile spagnola”. Musica comunista per raccontare le gesta criminali di un gruppo neofascista. C’è poco da stupirsi: mentre Izzo scrive, propone al capogruppo di Rifondazione Comunista Italo Di Sabato di firmare la prefazione dell’opera.

Quindi inizia il massacro:

Preparammo da bere e le invitammo a tracannare un paio di whisky. A un certo punto la conversazione sembrò languire. Fu un attimo, uno sguardo con Virgilio e la violenza prese a materializzarsi tra noi.

Questo estratto è riportato da più fonti, negli anni, ma si interrompe. Chi lo cita riprende dal momento in cui arrivano i carabinieri. Qui Izzo mostra perfettamente il suo ego: “Invece di timorosi giovincelli trovarono gente dal comportamento deciso e arrogante“. Ovviamente, non è tutto. The Mob è anche il racconto di altre violenze sessuali spolverate con la droga. “L’eroina è bella, è una favola, rappresenta il più dolce dei viaggi”, scrive Izzo, poi ritratta: “L’eroina ti fo**e la vita”. Ma la droga è presente anche nel massacro di Fregene, quando i camerati si rivestono e iniziano a “pippare la coca“.

Il criminologo Francesco Bruno riferirà a Panorama che il manoscritto di Izzo è un “delirante progetto esistenziale ancora valido”, dato che “in un soggetto come Izzo” in cui si possono tracciare “gravi problemi dissociativi e di aggressività” il male “può esplodere in ogni momento e per ogni occasione”. Proprio come avverrà a Ferrazzano il 28 aprile 2005, trent’anni dopo il Circeo.

Fonti

  • F. Sciarelli, G. Rinaldi (2006). Tre bravi ragazzi. Gli assassini del Circeo, i retroscena di un’inchiesta lunga 30 anni. Pp. 158-160. Rizzoli.
  • R. De Luca, V.M. Mastronardi (2009). I serial killer. Il volto segreto degli assassini seriali: chi sono e cosa pensano? Come e perché uccidono? La riabilitazione è possibile? Newton Compton.
  • G. Aimi (2021). Nella mente di Angelo Izzo. Parla l’unica persona che ha letto il suo libro di 400 pagine (inedito) sulla strage del Circeo: “Un giorno ho temuto volesse uccidermi…”. MowMag.
  • I. Amenta (2023). Io sono l’uomo nero. P. 134. RaiLibri.
  • Redazione (2005). Izzo stava scrivendo un libro sul massacro del Circeo. Repubblica.
  • C. Armati, Y. Selvetella (2005). Quando ammazza la Roma bene da Roma criminale. P. 218. Newton Compton.
  • Redazione (2005). Campobasso: ‘The Mob’, nel libro-confessione di Izzo una lunga scia di stupri. AdnKronos.

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