Non smetteremo mai di parlare di Ultimo Tango a Parigi. Lo facciamo dal 1972, da quando la pellicola di Bernardo Bertolucci arrivò nelle sale con i volti di Marlon Brando e Maria Schneider. Ecco, Schneider. Il suo nome orbita ancora quando si parla di consenso, termine che oggi ricorre per un disegno di legge di cui per il momento non si conoscono le sorti, ma di cui conosciamo bene il significato. Checché ne dicano coloro che fanno finta di ignorarlo.
È il 2007. Maria Schneider ha 55 anni. Quel film viene rilanciato nelle sale per celebrare il 35° anniversario della sua uscita. A quei tempi l’attrice è appena 19enne e in poco tempo si ritrova catapultata nell’Olimpo del cinema, diventa una star mondiale soprattutto perché ha recitato accanto a uno dei divi più amati e per uno dei registi più apprezzati. Quel successo sarà la sua condanna: per anni Schneider precipita nel vortice dell’autodistruzione, si affiancherà a partner tossici, tenterà il suicidio e farà molta fatica ad andare oltre quella spirale. “Mi sono sentita stuprata da Brando”. Con questo titolo nel 2007 Maria rompe la gioia dell’anniversario, parlando con il Daily Mail.
Quel consenso mai dato
Se ciò che ci distingue dalle bestie
è un bagnodoccia e un po’ di burro in c**o
non mi dispiace affatto assomigliare
ad un cinghiale.
(Perturbazione – Animalia)
La storia è nota. Nella scena più dibattuta del film Marlon Brando costringe Maria Schneider a un rapporto sessuale. Sul pavimento c’è un panetto di burro, Brando ne attinge un pizzico con le dita e lo usa per lubrificare l’ano di Schneider. La scena continua con Maria prona, sul pavimento, schiacciata sotto Brando che forza un rapporto sodomitico.
Una cosa va precisata: Brando “non si è mai sbottonato i pantaloni”. Lo ha raccontato Vittorio Storaro, direttore della fotografia del film, in un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2024. Nella stessa dichiarazione dice che “non c’è stata nessuna violenza”, dunque – e questo è risaputo – non ci fu penetrazione.
Nell’intervista rilasciata nel 2007 per il Daily Mail, tuttavia, Maria Schneider ha detto:
Quella scena non era nella sceneggiatura originale. La verità è che è stato Marlon ad avere l’idea (…) Marlon mi disse: ‘Maria, non preoccuparti, è solo un film’, ma durante la scena, anche se quello che stava facendo Marlon non era reale, io piangevo lacrime vere. (…) Mi sono sentita umiliata e, a dire il vero, mi sono sentita un po’ violentata, sia da Marlon che da Bertolucci. Dopo la scena, Marlon non mi ha consolata né si è scusato. Per fortuna, c’è stata una sola ripresa.
Dunque: l’idea fu di Brando e fu concordata con Bertolucci, il tutto all’oscuro dell’attrice – allora 19enne, ricordiamo – che lo venne a sapere solo pochi istanti prima di girare la scena. Tra i due non vi fu un rapporto sessuale, ma in ogni caso Brando usò il burro sul suo corpo. Senza consenso. Non siamo noi a dirlo: lo scopriamo attraverso le parole dello stesso Bertolucci.
Nel 2013 il regista, intervistato durante un evento della Cinémathèque Française, racconta:
Stavamo facendo colazione con Marlon sul pavimento dell’appartamento dove stavo girando. C’era una baguette, c’era del burro e ci siamo guardati e, senza dire nulla, sapevamo cosa volevamo.
Quindi:
In un certo senso sono stato orribile con Maria perché non le ho detto cosa stava succedendo.
Perché, allora, sottoporre la giovane attrice ad una scena non concordata e ad un atto senza consenso? “Volevo che Maria sentisse, non recitasse, la rabbia e l’umiliazione. Poi mi ha odiato per tutta la vita”. Maria Schneider è morta nel 2011, probabilmente senza mai smettere di odiare Bertolucci.
Chi ha paura di Maria Schneider?
Riadattiamo il titolo del noto dramma firmato da Edward Albee e poniamoci seriamente questa domanda: chi ha paura di Maria Schneider? Rispondiamo: Bernardo Bertolucci. Sì, nel 2013 riconosce l’errore, ma nel 2016 ritratta. Lo fa in una dichiarazione riportata dal Guardian, dove liquida quel passo indietro di tre anni prima come un “malinteso”. Leggiamo:
Diversi anni fa alla Cinémathèque Française qualcuno mi chiese dettagli sulla famosa scena del burro. Precisai, ma forse non fui chiaro, che avevo deciso con Marlon Brando di non informare Maria che avremmo usato il burro. Volevamo una sua reazione spontanea a quell’uso improprio. È qui che sta l’equivoco. Qualcuno pensava, e pensa, che Maria non fosse stata informata della violenza subita. Questo è falso!
Ancora:
Maria sapeva tutto perché aveva letto la sceneggiatura, dove tutto era descritto. L’unica novità era l’idea del burro. E questo, come ho scoperto molti anni dopo, offese Maria. Non la violenza a cui viene sottoposta in quella scena, che era scritta nella sceneggiatura.
Se rileggiamo le dichiarazioni rilasciate da Maria Schneider al Daily Mail nel 2007, però, capiamo tutt’altro. Continuando: chi ha paura di Maria Schneider? Troviamo un intervento di Luca Guadagnino in un’intervista rilasciata al Manifesto nel 2024. Il regista di Chiamami col tuo nome interveniva sulla decisione della Cinémathèque française di Parigi di non proiettare Ultimo tango a Parigi a seguito delle proteste del collettivo Mee Too francese.
Guadagnino faceva notare che “le epoche cambiano ma il potere di alcuni oggetti d’arte rimane immutato, e così il loro effetto esplosivo” e puntava il dito contro “una forma pericolosa e violenta” di una protesta basata su “narrazioni di fatti mai accaduti”. Secondo Guadagnino ” la posizione della vittima è la più facile e la più accettata” e ciò rappresenta “un’azione violenta” con la quale “si dimentica tutto il resto” di ciò che ha fatto Maria Schneider, riferendosi agli altri film che ha fatto, finendo per “appiattirla sulla scena del burro”.
Diffusa, inoltre, è la narrazione sul finale del film, quando il personaggio interpretato da Schneider uccide Brando, una scena in cui – secondo la chiave di lettura di chi nega la violenza – l’omicidio diventa l’assoluzione della scena del burro, la cauterizzazione di quanto accaduto sul set. Jeanne uccide Paul e si riprende l’identità violata. Una narrazione, questa, che suona benissimo come un lavaggio di coscienza. Un colpo di pistola contro il patriarcato esercitato da Paul/Brando/Bertolucci, insomma, lo sbiancamento dell’onta.
Nel 2013 Chiara Maffioletti, sul Corriere della Sera, ci riporta sulla Terra:
Un’attrice che a 20 anni si trova a dividere un set con un collega molto più grande e già icona internazionale, e con un regista pure più maturo, tende a fidarsi. Tende a non credere che ci possa essere una trappola. E ribellarsi a qualcosa di scomodo non è così semplice, specie se sei palesemente nella posizione più debole.
E la “posizione più debole” di cui Maffioletti parla è certamente quella dell’attrice appena sbocciata, della sua giovane età e del suo essere donna. Probabilmente non sarebbe successo se al posto di Maria Schneider ci fosse stato un uomo, o anche solo un giovane attore.
Ultimo tango a Parigi, oggi
Per districarci dal caos maturato negli ultimi anni sul caso, torniamo alla diretta interessata. Maria Schneider nel 2007 ha detto che in quella scena piangeva “lacrime vere” e che si è sentita “un po’ violentata”. Non c’è bisogno di approfondire: una violenza non implica per forza di cose una penetrazione. “Un po’” prima di “violentata” non sminuisce la sensazione provata dall’attrice in quel contesto.
Bertolucci ha riconosciuto l’errore – per poi ritrattare – solamente due anni dopo la morte dell’attrice. Sono seguite severe prese di posizione da parte di altri registi, schierati a difesa del maestro. Ancora una volta la vittima è indicata come la posizione “più facile e più accettata”, certamente non come la più ascoltata e difesa. Chi ha subito, paradossalmente, conosce meno i fatti di chi ha inferto.
Fonti
- L. Das (2007). I felt raped by Brando. Daily Mail.
- L. De Ioanna (2024). Vittorio Storaro su Ultimo tango: “La scena del burro era finzione fatta con l’immaginazione”. Repubblica.
- S. Kelley (2016). ‘Last Tango in Paris’ rape scene was not consensual, director Bernardo Bertolucci admits. Variety.
- B. Lee (2016). Bernardo Bertolucci: Last Tango controversy is ‘ridiculous’. The Guardian.
- C. Piccino (2024). Luca Guadagnino, «le falsità su Ultimo tango sono un atto di violenza». Il Manifesto.
- C. Piccino (2024). La Cinémathèque oscura «Ultimo tango a Parigi». Il Manifesto.
- C. Maffioletti (2013). Bertolucci e la scena della sodomia. Perché la Schneider era l’unica a non saperlo?. Corriere della Sera.



