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Dal 1988 il 1° dicembre ricorre la Giornata Mondiale contro l’AIDS. Una sigla che ancora oggi fa paura, e i millennial lo sanno bene: sin dall’infanzia le campagne di sensibilizzazione diffuse sul piccolo schermo, i manifesti e le pubblicità progresso sono entrate nella memoria collettiva, con quelle immagini in cui le persone sieropositive venivano marchiate con un alone viola.

Tanti sono i miti che negli anni sono stati sfatati, dallo stigma nei confronti delle persone omosessuali come principale veicolo del virus alla possibilità del contagio tramite un semplice bacio. Nel 1991 quest’ultimo pregiudizio fu abbattuto: l’immunologo Fernando Aiuti dell’università La Sapienza di Roma durante un convegno lasciò la sua postazione e baciò sulla bocca una giovane sieropositiva, Rosaria Iardino, per dimostrare che quel tipo di contatto non portava alla trasmissione del virus HIV. Quel momento fu immortalato e ancora oggi quello scatto segna un punto fermo nella storia della medicina.

Quel bacio nella Giornata Mondiale contro l’AIDS

Il 1° dicembre 1991 a Cagliari, presso la Fiera Campionaria, si tenne il quinto convegno nazionale di Anlaids, l’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids. Il cofondatore e presidente onorario, l’immunologo Fernando Aiuti, parlava dal panel in cui era presente anche l’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Qualcuno dal pubblico fece una domanda: “Ma è vero che l’AIDS si trasmette anche con un semplice bacio?”. Lo stesso dubbio era stato sollevato pochi giorni prima da un quotidiano nazionale.

Troviamo il resoconto di ciò che avvenne dopo in un articolo del Corriere della Sera:

Proprio in quel momento Fernando Aiuti (…) lascia il tavolo della presidenza, fende il pubblico e bacia “appassionatamente” sulla bocca una ragazza che, evidentemente, lo aspettava. R.J., 28 anni è, come spiegherà subito dopo l’illustre studioso, sieropositiva: con il suo gesto, Aiuti ha voluto significare l’infondatezza dell’allarme recentemente diffuso sul bacio.

Il racconto di Rosaria Iardino

Fernando Aiuti ha lasciato questa terra il 9 gennaio 2019. Oggi Rosaria Iardino è una delle voci più autorevoli nella lotta contro l’Aids, e ricorda ancora bene quel momento in cui il loro gesto cambiò per sempre la narrazione sulla malattia. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2018 racconta:

Decidemmo su due piedi, dopo aver letto gli ennesimi titoli che facevano disinformazione: oggi le chiameremmo fake news. Il Mattino di Napoli aveva scritto che l’Hiv si poteva contrarre anche con un bacio.

Nel 1991 Rosaria aveva 25 anni ed era sieropositiva da otto. “Non ho mai voluto dire come ho contratto il virus. Naturalmente lo so e non me ne vergogno, ma credo che sia irrilevante”, racconta al Corriere. Nel 2015 Rosaria ha fondato The Bridge, una fondazione senza scopi di lucro che si pone l’obiettivo di fare da tramite tra pazienti e istituzioni nel nome del diritto alla salute.

Una volta appresa la notizia della morte di Aiuti, Rosaria ha affidato il suo ricordo a un articolo pubblicato su Quotidiano Sanità. Le sue parole:

Fernando Aiuti, negli anni davvero difficili per i malati di hiv, si è speso per trovare ricovero a chi veniva ripudiato dalla famiglia, per sensibilizzare i chirurghi che si rifiutavano di compiere anche gli interventi più semplici sui sieropositivi, per fare il modo che chi moriva potesse trovare degna sepoltura visto che spesso anche gli impresari funebri si rifiutavano di occuparsi delle persone che sapevano aver contratto il virus. Erano momenti drammatici, che abbiamo superato anche grazie a lui che tra i primi ha capito che al centro doveva esserci la persona, non la paura della malattia.

La percezione della pandemia, prima e dopo

Sempre Rosaria Iardino oggi è in grado di notare la netta differenza tra la percezione del pericolo negli anni ’80 e l’assetto contemporaneo. In un’intervista rilasciata a Vanity Fair nel 2017 racconta quel momento in cui, a 17 anni, ricevette la diagnosi: “Lo scoprii quando feci le analisi per donare il sangue, e fu terribile: il medico che mi comunicò la diagnosi mi diede un anno di vita“. Pochi anni fa Rosaria ha incontrato lo stesso medico e “ci abbiamo riso su, ma allora non aveva possibilità di dirmi nulla di diverso”.

In effetti, dopo l’allarme lanciato negli Stati Uniti prima nel 1982 dal gruppo di ricerca di Vincent Gallo e poi nel 1983 in Francia dallo staff di Luc Montagnier e Françoise Barré-Sinoussi, il mondo della medicina dovette aspettare fino al 1987, quando fu approvato l’uso dell’azidotimidina (AZT), un farmaco scoperto negli anni ’60 per contrastare i tumori virali. Si scoprì, infatti, che l’AZT contrastava anche i retrovirus, famiglia di cui l’HIV fa parte. Dopo i primi successi, tuttavia, il metodo si rivelò insufficiente sia in termini di importanti effetti collaterali sia per la capacità del virus di riadattarsi e generare resistenze.

Fino al 1987, quindi, i pazienti vivevano senza informazioni e i sanitari senza possibilità di cura, con conseguenti ghettizzazionipregiudizi nei confronti delle minoranze – omosessuali, tossicodipendenti – e disinformazione come, appunto, quella della trasmissione tramite contatto labiale. Ecco perché a Rosaria Iardino fu detto che dal momento della diagnosi aveva un’aspettativa di vita di circa un anno.

Vanity Fair Rosaria spiega che “oggi l’HIV è diventato più controllabile“, dal momento che non è più causa di morte in quanto esistono “farmaci sempre più efficaci”. Come quando nel 1996 il ricercatore David Ho, a Vancouver, scoprì la triplice terapia. Nel contempo Iardino ci mette in guardia: è controllabile, ma “è pur sempre un’infezione cronica che dura tutta la vita e che mette a dura prova sistema cardiovascolare, reni, fegato e c’è un solo modo per combattere il virus: la prevenzione“.

È cambiato, inoltre, l’identikit della persona sieropositiva. Al Quotidiano Nazionale spiega: “Non sono più gli omosessuali ad avere il virus ma anche gli eterosessuali come indicano le statistiche di tutto il mondo”. Una malattia che realmente “non guarda in faccia a nessuno”, come recitava uno slogan pronunciato dai testimonial di una nota campagna di sensibilizzazione del ministero della Salute negli anni ’90, che avevano i volti di Kim Rossi StuartFiorelloPiero Pelù e altre personalità della musica e dello spettacolo.

Il problema, attualmente, è nella percezione del pericolo nelle nuove generazioni: i giovani “sono convinti che l’Hiv sia un virus africano, che non riguardi la loro sessualità. Si limitano a prendere la pillola perché il loro unico problema è quello di evitare le gravidanze“, ma la responsabilità è anche nel silenzio delle istituzioni, sostiene Rosaria.

Va tuttavia ricordato che HIV e AIDS non sono sinonimi. L’HIV è il virus dell’immunodeficienza umana, l’AIDS è la sindrome da immunodeficienza acquisita. La persona sieropositiva (che dunque ha contratto l’HIV) potrebbe non sviluppare la malattia, che in ogni caso si presenta nello stadio avanzato dopo un mancato e prolungato trattamento del virus che porta, inevitabilmente, a compromettere gravemente il sistema immunitario.

Un trattamento dell’HIV con antiretrovirali può evitare che l’infezione degeneri, dunque potrebbe salvare la persona dallo sviluppo della sua forma più grave. L’AIDS, per l’appunto.

Fonti

  • G. Zasso (1991). Aids, il bacio non uccide. Corriere della Sera.
  • S. Casalini, G. Scarpa (2019). Roma, muore al Gemelli Fernando Aiuti, l’immunologo della lotta all’Aids: ipotesi suicidio. Repubblica.
  • E. Serra (2018). Rosaria Iardino: «Io, 26 anni dopo il bacio con Aiuti, vivo con l’Hiv grazie ai farmaci e alla famiglia». Corriere della Sera.
  • R. Iardino (2019). Iardino: “Tutti conoscono il nostro bacio, ma è nella vita di tutti i giorni che va ricercata la grandezza professionale e umana di Aiuti”. Quotidano Sanità.
  • M. Coviello (2017). «La mia vita: una guerra contro l’Hiv». Vanity Fair.
  • S. Della Casa (2024). HIV: storia di un virus ancora da sconfiggere. Airc.it.
  • G. Prosperetti (2o25). Quel bacio che fece la storia: “Ma i pregiudizi sull’Hiv resistono”. Quotidiano Nazionale.
  • G. Iovane (2020). Giornata mondiale contro l’Aids: gli spot in tv (video). TvBlog.
  • G. La Rocca (2017). Dall’allarmismo alla prevenzione. Una riflessione sulle campagne di comunicazione sociale contro la diffusione dell’HIV/AIDS degli ultimi trent’anni, p.232. Mediascapes Journal.

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